Marco si trova al teatro Massari, di San Giovanni in Marignano
La sera del 25 gennaio 1851, era un sabato, quando la banda del Passatore si aggirava in agguato intorno a Forlimpopoli. Quella sera una pioggerella insistente e fredda, flagellava il paese, che nonostante tutto era percorso lungo le vie da uomini e donne in abiti eleganti e ombrelli intenti a dirigersi verso il teatro.
C’era anche chi era rimasto a casa al caldo dei camini, tranquillo e riparato. Le mura medievali che cingevano la città davano un senso di sicurezza agli abitanti di Forlimpopoli.
Quella sera in teatro si esibiva Antonio Traversi, capocomico di una compagnia di guitti ( guitto: attore comico d’infimo ordine, che fa vita stentata e randagia recitando in compagnie che battono i piccoli centri della provincia o i teatri popolari di periferia), che recitava “la morte di Sisara”.
Lo spettacolo prese avvio davanti ad un gran numero di spettatori, il teatro era gremito. Esaltato da un così folto pubblico, Traversi, diede il meglio di sé in gesti melodrammatici che venivano enfatizzati e accentuati dal gran fracasso musicale della banda paesana ai piedi del palco.
Il Passatore nel frattempo era intento ad organizzare ben altro spettacolo, infatti insieme a quindici loschi individui, stava ultimando nella casa colonica dei fratelli Lazzarini di Bertinoro, gli ultimi dettagli per un nuovo colpo. Questa volta l’obiettivo era proprio Forlimpopoli.
Avvertito che le guardie a difesa della città erano poco più di una dozzina, la banda ritenne di poter procedere tranquillamente. Una soffiata aggiunse ulteriori informazioni riguardati il fatto che di quella dozzina di guardie, cinque gendarmi erano stati posti in servizio al teatro. Pertanto in caserma restavano soltanto il brigadiere Majocchi, tre contadini sussidiari e un gendarme. Altri cinque gendarmi erano usciti in perlustrazione lungo la via Emilia.
Intorno alle ore 20, la banda di Stefano Pelloni, si presentò alle porte del paese sotto la pioggia battente. Il sessantaduenne custode, Luigi Sanzani, svegliato di soprassalto, dopo aver sentito battere alla porta e ingannato da una voce che dichiarava di essere la pattuglia di rientro dalla perlustrazione, aprì la porta della città.
Preso alla sprovvista, il guardiano e suo figlio vennero immediatamente immobilizzati e successivamente i malandrini si diressero verso le altre porte della città rendendo inoffensivi anche gli altri guardiani. Sprangarono tutti i robusti portoni della città dall’interno in modo da non essere sorpresi dall’esterno e così facendo presero possesso di Forlimpopoli.
I banditi sfruttando la pioggia e l’effetto sorpresa non ci misero molto a occupare la caserma e si diressero verso il teatro.
All’interno del teatro quella sera si trovavano i più facoltosi e benestanti abitanti della città. Ignari di quello che di li a poco sarebbe accaduto, al termine del primo atto applaudirono al calare del sipario.
Traversi era raggiante e felice per la soddisfazione di quel riscontro del pubblico, ma ecco che dal fondo della sala tra schiamazzi, percosse e rumore di sedie ribaltate fece irruzione la banda del Passatore. Sette o otto impavidi giovani dopo aver disarmato i gendarmi, attraversarono la platea armati di fucili, pistole e coltellacci, camminando tra la folla impaurita. Salirono sul palcoscenico e tra loro si fece avanti il Passatore, che per schernire la folla si toglieva e rimetteva un copricapo rubato ad una delle guardie.
La pericolosa masnada prese quindi il posto degli attori sul palco, mentre sotto di loro, mercanti, professionisti, possidenti e la cosiddetta gente per bene era in ansiosa attesa di una nefasta sentenza.
Con voce stizzita, il Passatore dette avvio ad un monologo in dialetto bagnacavallese. Nel teatro nessuno osava fiatare o provare a fuggire, non avevano scampo. Stefano Pelloni ordinò, che nessuno osasse muoversi, se non per consegnare denaro e oggetti preziosi. Dopo aver proclamato con gran spocchia il proprio nome, trasse dalle proprie tasche un foglio spiegazzato, in cui erano scritti tutti i nomi dei più benestanti di Forlimpopoli.
Non volle però leggere lui stesso i nomi, per evitare che l’analfabetismo lo rendesse goffo e così intimò al donzello comunale Gaetano Zanfilippi: << Tu, salta sul palcoscenico e leggi ad alta voce…>>.
Il malcapitato tremando si diresse e si piegò a questo atto di complicità imposta. Lesse uno ad uno i nomi dei possidenti e i chiamati all’appello venivano presi in consegna da un paio di briganti travestiti da gendarmi e accompagnati alle loro abitazioni. Tra minacce e violenze si davano un gran da fare a svelare i tesori contenuti in cassetti o nascosti da qualche parte, pur di salvare la pelle. Non fu risparmiata nemmeno la casa di Pellegrino Artusi, noto gastronomo romagnolo e italiano. Anche il Conte Raffaele Brigante, presidente municipale subì la stessa sorte.
Lo sconquasso e le rapine ai danni degli abitanti del paese durò oltre quattro ore e infine la banda temendo il rientro dei gendarmi, soddisfatta della rapina decise di abbandonare Forlimpopoli. Il bottino fu di 5.611 scudi.
TEATRO MASSARI
Teatro storico dell’Emilia Romagna dedicato ad Augusto Massari, direttore e concertista nato a San Giovanni in Marignano. Lo stabile custodisce le preziose memorie della comunità marignanese religiosa e profana, essendo stato destinato a molteplici scopi: da oratorio ad orfanotrofio, da rimessa privata a deposito comunale.
Nel 1821 l’edificio viene affittato all’avvocato Francesco Brilli che, appassionato di teatro, crea la Filodrammatica Locale insieme ad alcuni attori dilettanti ed inizia ad utilizzare lo spazio per rappresentazioni e spettacoli di vario genere.
Nel 1855 inizia il riadattamento dello stabile in Teatro all’italiana grazie all’intervento dell’architetto Giovanni Benedettini e alla realizzazione da parte di angelo Trevisani ed Antonio Mosconi degli ornamenti che ancora oggi lo rendono il gioiello del borgo malatestiano.
Il Teatro Massari è un punto di riferimento per l’attività teatrale del territorio e oggi viene gestito dalla compagnia di produzione Teatro Europeo Plautino che coordina diverse realtà promuovendone spettacoli, residenze artistiche e laboratori. Inoltre propone una lunga stagione teatrale ospitando compagnie professionali da tutta Italia. E’ un luogo aperto ed ospitale, viene spesso scelto per la celebrazione di matrimoni per la sua bellezza e la sua intima atmosfera.
AUGUSTO MASSARI
Nasce il 1 giugno 1887 a San Giovanni in Marignano. L’anno successivo con la sua famiglia si trasferisce a Rimini. Come molti futuri talenti della musica, anche Augusto già da piccolo manifesta un interesse per la musica e i suoni. Don Giovanni, suo zio, percepisce questa dote nel nipote e lo affida al professor Grisoli (organista della parrocchia). Quest’ultimo gli infonde i primi rudimenti musicali, contribuendo a sviluppare quella che diverrà una passione musicale totalizzante. Il giovane infatti, sempre più preso e attratto da questa materia, trascura gli studi scolastici per dedicarsi solo alla musica. Lo zio preoccupato per il futuro del nipote, decide di traferirlo all’istituto salesiano di Faenza per cercare di inquadrarlo negli studi che gli avrebbero dovuto garantire un futuro più sicuro, rispetto alla musica che invece veniva considerata uno studio accessorio. Augusto anche nel nuovo istituto però continua imperterrito a coltivare la sua passione per la musica, esercitandosi con un organo collegiale. Terminata l’esperienza faentina, il giovane Massari, ha le idee sempre più chiare e persevera nella sua idea, così decide di procedere all’apprendimento della musica con il maestro Achille Abbati.
Nel 1906 presso una scuola cittadina di Rimini, Augusto viene bocciato e non ritenuto idoneo musicalmente. A contribuire a questo esito potrebbe essere stato l’atteggiamento troppo esuberante del giovane, che nonostante questa bocciatura non demorde e due giorni dopo riesce ad ottenere invece la licenza musicale a pieni voti, presso il Liceo musicale “Gioachino Rossini”. Così Massari inizia a studiare al Liceo musicale Rossini: pianoforte con Amilcare Zanella e armonia con Mezio Agostini. Durante il periodo di studio nel liceo pesarese, Augusto si appassiona alla lirica da cui prende ispirazione per far nascere nuove idee musicali che appunta ogni volta che gli vengono in mente. Impara e si diletta quindi con un approccio operistico, spaziando anche nel campo della musica sacra, oratoriale, corale e sinfonica, non trascurando quella pianistica e organistica e si cimenta in piccoli componimenti che gli verranno commissionati per cerimonie e liturgie, da varie parrocchie della provincia di Rimini e Pesaro. Massari è un precoce compositore, ma anche un direttore ed un organista e il 16 luglio del 1908, compone e dirige la sua “Messa a due voci” , all’interno della Chiesa di San Giovanni Battista. Nello stesso luogo, il gennaio del 1911 all’età di ventiquattro anni si sposerà con una ragazza del suo paese, dalla quale avrà un figlio chiamato Severino Secondo. La sua vena creativa nel pieno della gioventù continua incessante fino al 12 giugno 1916, anno in cui viene chiamato alle armi con destinazione Ascoli Piceno. Questa esperienza mette a dura prova Augusto tanto chè giorno viene ricoverato in ospedale per ipovolemia. Il medico che lo cura viene a sapere che il suo paziente è un compositore e così una volta guarito gli viene proposto di comporre un canto patriottico da far cantare ai soldati. La musica e la fortuna lo salverà dalla sorte avversa che avranno molti giovani che parteciperanno al conflitto. Per festeggiare finalmente la fine del primo conflitto mondiale, il già affermato compositore riminese Amintore Galli compone la Missa Pacis e sceglie per dirigerla proprio Massari in il 14 settembre 1919 sempre alla chiesa di San Giovanni Battista (luogo fortunato per il compositore marignanese). Riceverà una medaglia d’oro per l’esecuzione della sua Missa Pacis.
L’anno successivo Massari può vantare un già maturato catalogo musicale, comprendente: sei Messe di Gloria e un corollario di infiniti brani adatti ad ogni ricorrenza liturgica. La lirica con la maturità sarà per lui un campo sempre più ricercato e con la convinzione e la consapevolezza dell’esperienza, questa nuova esigenza lo porterà a creare il melodramma: Graziella. La sua esecuzione pensata per il teatro lirico, viene realizzata nel 1928 sotto la direzione di Aldo Zeetti. “Graziella” fu il primo grande successo e diverrà negli anni il suo capolavoro. Tra il 1929 e il 1930 seguirono diverse manifestazioni musicali e concerti tra Rimini e San Marino.
Al successo artistico e musicale però purtroppo a complicare la sua esistenza ci pensano gli eventi avversi della vita, che gli fa perdere la moglie morta di parto nel 1931. Questo lutto terribile non gli fa perdere però la sua voglia di lavorare e forse il lavoro è un rifugio che lo assorbirà tenendolo lontano dal pensiero e dalla sofferenza. Lavorerà al “L’anciere” e alla fiaba musicale di “Biancaneve, prima che un secondo conflitto mondiale gli impedì di continuare a comporre. Da sfollato a San Marino trova il tempo di dedicarsi nei pochi momenti di tregua alla composizione di brani al pianoforte: “Astuzie d’amore”, che completerà al termine della guerra e “Inno a San Marino”. Finalmente nel 1945 la guerra finisce e gli italiani si ritrovano con città devastate, povertà e familiari e amici persi per sempre, ma nonostante tutto Massari riusce a riprendere quella passione viscerale per la musica, che lo aveva sempre accompagnato in tutti i momenti belli e brutti della sua vita, ed è in quell’anno che compone la messa: “Regina Pacis”.
Nel 1946 va in scena finalmente l’opera “Astuzie d’amore” al teatro Novelli di Rimini e nel 1948 la “Biancaneve”.
Nel 1950 ottiene una medaglia d’oro per il “Canto del filatelico”.
Nel 1951 sempre al teatro Novelli va in scena “l’arciere” diretto da Ugo Rapalo.
Il 1953 per festeggiare il 25° anno dalla prima esecuzione di “Graziella”, Massari viene onorato di una pergamena alla carriera presso il Club Malatestiano.
Nel 1960 in occasione dell’Esposizione olimpica di arte filatelica, compone la marcia solenne “Verso Messico ’68”, che gli vale un’ulteriore medaglia d’oro.
Le sue composizioni si susseguono in maniera prolifica tra successi e riconoscimenti, tra i quali: “La chiesa di Polenta” con versi di Giosuè Carducci, “Coro a tre voci virili”, “Il cipresso di San Francesco”, “L’omaggio al M° Mascagni” con brani composti in memoria di Verdi e Toscanini…
L’apice del riconoscimenti artistico avviene a settantotto anni, nel 1965, quando al teatro Novelli di Rimini gli viene assegnata la medaglia d’oro per la musica. L’anno successivo l’Associazione dei giornalisti e scrittori riminesi, premia tre dei personaggi più meritevoli in campo artistico e culturale: Federico Fellini (regista sceneggiatore, fumettista e scrittore italiano) , Sergio Zavoli (giornalista, scrittore, politico e conduttore tv) e Augusto Massari (compositore e direttore d’orchestra).
Il 2 giugno del 1969 il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, lo nomina Cavaliere della Repubblica.
Il maestro muore il 1 dicembre del 1970 a Rimini, ma la sua musica e il suo nome vivono ancora nel teatro di San Giovanni in Marignano, nel premio internazionale di filatelia musicale a lui intitolato e in chi come me ama la Romagna e suoi talentuosi personaggi.