L’invenzione della bicicletta ha una storia antica. Un leggenda racconta che fu Leonardo da Vinci a ipotizzare un primordiale tipo di bicicletta. Gli storici hanno su questo pareri contrastanti, infatti c’è chi afferma che sia un falso storico e chi invece ritiene che il disegno presente nel Codice Atlantico sia una bozza disegnata da un allievo di Leonardo, ispirato dai disegni del suo maestro.
Chiusa questa parentesi che ci lascia con un affascinate alone di mistero, la bici risulta comunque essere un’invenzione che ebbe un’evoluzione importante nell’arco dei secoli, fino a raggiungere i moderni comfort e livelli tecnologici avanzati, come quelli delle biciclette attuali.
La storia della bicicletta inizia alla fine del ‘700, quando in Francia fu inventato il celerifero, composto da due ruote collegate da un asse di legno. Il celerifero si muoveva grazie alla spinta data con i piedi.
Alla fine del primo decennio dell’800, in Germania fu inventata la draisina: un rudimentale velocipede con telaio in legno e sterzo.
Poi fu inventato a Parigi nel 1864, il velocipede con trasmissione a pedali, caratterizzato quindi da una ruota anteriore più grande, azionata da pedivelle e pedali. L’enorme ruota anteriore del velocipede, era sormontata da un telaio sopra il quale era posizionata la sella del ciclista, mentre il telaio terminava verso la piccola ruota posteriore. La conformazione di questo mezzo, lo rendeva instabile e pericoloso in perchè in caso di caduta il suo utilizzatore rischiava di cadere da molto in alto.
Nel 1885 l’inventore inglese John Kemp Starley inventò quella che è considerata l’antenata delle moderna bicicletta. Nella sua “safety bicycle”, Starley introdusse la trasmissione a catena, con pedali non più montati sulla ruota anteriore, ma sul telaio e collegata tramite catena alla ruota posteriore.
Tre anni dopo Jonh Boyd Dunlop, un altro inventore inglese, introdusse un’altra rivoluzionaria invenzione da applicare alla bicicletta: i pneumatici.
In Italia il Giro d’Italia del 1909, contribuisce a far conoscere da Nord e Sud questo nuovo mezzo ad energia muscolare. Inizialmente la bicicletta fu uno strumento ricreativo per le classi medie, poiché non tutto potevano permettersi di comprare una bicicletta ed anche le strade e i collegamenti stradali non erano ottimali. Poi a partire dagli anni ’30 e ’40 del primo dopoguerra, la bicicletta divenne il mezzo più diffuso per andare a lavorare, prima di essere sostituito solo in parte, durante il boom economico dall’introduzione della Vespa della Piaggio e dall’automobile 500 della Fiat.
Prima dell’invenzione dei mezzi a motore quindi la bicicletta rappresentò il mezzo a pedali più diffuso d’Italia. La nostra penisola divenne un paese di ciclisti, che si inserisce ai primi posti delle graduatorie in quelle che sono definite “bicicrazie”, dopo l’Olanda, la Danimarca, Germania e Svezia.
Anche in Romagna questo mezzo si diffuse ed è in continua espansione soprattutto oggi, che le ciclabili e i percorsi per le biciclette vengono favoriti e realizzati appositamente. Se si aggiunge anche un aspetto ecologico che sposa una nuova sensibilità delle persone verso l’ambiente, la bicicletta rappresenta a maggior ragione nei tempi attuali un mezzo che genera salute nelle persone che la utilizzano pedalando in maniera totalmente non inquinante, salvaguardando quindi il pianeta. Insomma anche l’aspetto ambientale e di salute legata al movimento, spinge sempre più persone a prediligere lo spostamento in bicicletta quando è possibile.
La bicicletta in Romagna fa parte del nostro dna, nei piccoli borghi o nei paesi sul mare la bicicletta è da sempre il mezzo ideale per potersi spostare per raggiungere la spiaggia in estate, i centri città o per percorrere i lungomari della Riviera Romagnola. Negli ultimi decenni anche in Romagna con le mountainbike o gravel, ci si avventura per sport o svago anche lungo gli argini dei fiumi resi ciclabili, oppure nei sentieri del nostro bellissimo entroterra segnalati e resi praticabili.
Con la bicicletta si va dove si vuole e quando si vuole, è un mezzo che ci da un senso di libertà e ci apre a nuovi paesaggi, facilità gli spostamenti delle persone e ci da la possibilità di pensare e far nascere nuove idee mentre pedaliamo. La bici ci migliora la qualità della vita, in un mondo sempre più frenetico e sedentario, con la bici possiamo sentirci liberi, attivi e possiamo viaggiare con ritmi più lenti e piacevoli, apprezzando di più il mondo attorno a noi.
Molti letterati, scrittori e poeti romagnoli hanno da sempre decantato e raccontato questo mezzo simbolo di libertà. Alla fine dell’Ottocento la bicicletta rappresentò una novità rivoluzionaria e i suoi cantori ne esaltavano l’ebbrezza e il senso di libertà che generava nei suoi utilizzatori.
Il poeta Olindo Guerrini ne descrive la velocità: “ Giammai scoccata da una man feroce, / Dall’arco teso non fuggì saetta / Come sul suo sentier corre veloce / La bicicletta”.
Anche il più grande poeta romagnolo, Giovanni Pascoli, ha descritto con fine sensibilità impressionistica la bicicletta (Canti di Castelvecchio 1903): “ il rumore del fiume, il canto degli uccelli, i campi pieni di messi dorate, lo stridio delle cavallette, i rumori delle folle, la gioia di una festa di nozze e i cipressi del cimitero. Tutto donato dalla bicicletta che corre sulla labile strada… ma è la strada che trascorre o è il ciclista? Non mi importa: Ma bello è quest’impeto d’ala, / ma grata è l’ebrezza del giorno”.
La Romagna ha generato anche tantissimi campioni e ciclisti:
Questi campioni sono solo alcuni dei ciclisti di Romagna e questo è rappresentativo di una terra dedita e appassionata ad uno sport che ci regala delle imprese epiche, che fanno parte del ciclismo.
In Romagna come in tutta Italia, ma forse in questa terra anche un pò di più giovani e anziani vanno in bicicletta, uomini e donne, poveri e ricchi, atleti e non. La bicicletta è un mezzo democratico, ecologico, che ci ripaga dello sforzo con la soddisfazione di muoverci e di stare bene fisicamente.
La bicicletta è anche uno strumento di seduzione romantica, non sono pochi i film in cui il giovane trasporta sulla canna una bella ragazza verso luoghi magnifici. Il grande Secondo Casadei scrisse e cantò la canzone: “Un bès in bicicletta” (un bacio in bicicletta).