La storia della Romagna moderna si regge su due pilastri invisibili: le sue riserve d’acqua, garantite da opere di ingegneria monumentale. La diga è nata da una necessità storica – la cronica sete della Romagna estiva – la Diga di Ridracoli è molto più di un lago artificiale nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. la diga è stato un motore dello sviluppo turistico: Inaugurata nel 1982, questa imponente diga ad arco-gravità ha messo fine all’incubo della carenza idrica estiva, fornendo acqua potabile di altissima qualità a oltre un milione di persone, dalla pianura alla Riviera. Ha di fatto sbloccato la crescita edilizia, consentendo agli hotel e ai palazzi della costa di innalzarsi senza più il limite della scarsa pressione idrica. Inoltre la diga svolge il ruolo di sentinella del territorio: Oltre a riempire i rubinetti, ha arginato il prelievo incontrollato dalle falde sotterranee, contrastando attivamente il grave fenomeno della subsidenza (il cedimento del suolo) nella zona costiera. È stata definita la “più importante opera pubblica realizzata in Romagna nel ‘900” in quanto ha risolto una storica e gravosa crisi idrica che aveva afflitto la regione per decenni.
I motivi:
Perché la diga?
La motivazione principale che ha condotto alla realizzazione della diga di Ridracoli fu quella di assicurare l’approvvigionamento di acqua potabile di qualità per i comuni della Romagna. La disponibilità di adeguate risorse idriche era, infatti, un elemento cruciale e condizionante per il forte progresso economico, sociale e turistico del territorio. Inoltre, la possibilità di disporre di acque superficiali attraverso l’invaso ha consentito di contenere l’eccessivo emungimento dalle falde sotterranee, causa primaria del grave fenomeno della subsidenza nella zona costiera. Si può affermare che la diga di Ridracoli, con il suo impianto e tutte le strutture connesse, abbia rappresentato un’opera ingegneristica all’avanguardia per l’epoca. Quest’opera ha avuto un impatto determinante sullo sviluppo del territorio, contribuendo indirettamente anche alla nascita del turismo di massa come lo conosciamo oggi.
Prima della sua costruzione, la fornitura idrica, in particolare durante il periodo estivo, non era sufficiente a soddisfare la crescente domanda di acqua potabile da parte del settore alberghiero, residenziale e delle attività ricettive, la cui richiesta triplicava con l’arrivo dei turisti e l’apertura di parchi tematici. Le estati di carenza idrica sono ben documentate negli annali. La nuova potenza e portata garantita dall’infrastruttura hanno risolto questo problema storico. Tale disponibilità idrica “senza limiti” ha di fatto reso possibile l’innalzamento degli edifici, permettendo a hotel e palazzi in Romagna di svilupparsi fino al quinto, sesto piano e oltre, in quanto l’acqua poteva essere efficacemente rifornita a tutte le altezze.
La scelta del sito:
La diga di Ridracoli è stata realizzata nel punto di confluenza del fiume Bidente di Ridracoli con il Rio Celluzze, a circa 10 km dall’abitato di Santa Sofia, nel territorio poi divenuto parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il sito è stato scelto per le sue caratteristiche particolarmente favorevoli:
IL PROGETTO – Quale tipologia di diga?
La Diga di Ridracoli è una diga ad “arco-gravità”, cioè una costruzione che reagisce alla spinta dell’acqua sia grazie alla sua particolare forma ad arco sia al proprio peso. Si presenta quindi come una struttura arcuata in pianta e con una sezione verticale di tipo intermedio tra la mensola snella, tipica delle dighe ad arco utilizzate per chiudere le strette valli alpine, e la sezione triangolare tozza propria delle dighe massicce a gravità. Il corpo della diga è costituito da una doppia struttura a doppia curvatura poggiante su di un pulvino di fondazione che si sviluppa lungo il profilo di scavo con spessore variabile, fino ad estendersi al coronamento a formare spalle della larghezza di 10 m. La struttura è sviluppata radialmente in 27 conci, da 26 giunti, che consentono un’altezza di 103.5 m. La diga è larga in più punti da un minimo di 10 metri ad un massimo di 36 metri, è lunga 432 metri ed è costituita complessivamente da un volume in calcestruzzo di 600.000 metri quadrati. Sia dentro il pulvino che nel corpo della diga sono stati predisposti cunicoli dimensionati in modo da consentire la realizzazione di tutte le opere di impermeabilizzazione e sutura dei giunti, assicurare il completo drenaggio delle acque di infiltrazione, consentire l‘installazione delle strumentazioni per il monitoraggio della costruzione e per consentire l’ispezione del corpo della diga.
IL CANTIERE
La diga di Ridracoli è stata realizzata nell’arco degli anni 1975 – 1982, ad opera del Consorzio CORIDRA, che ha visto associate COGEFAR S.p.A. , la LODIGIANI S.p.A e la COOPERATIVA MURATORI e CEMENTISTI di Ravenna.
Complessivamente sono state impiegate circa 3.700.000 ore di lavoro, con una punta massima giornaliera di 500 unità lavorative, distribuite su tre turni di otto ore. Questa presenza di maestranze, di cui circa la metà provenienti da altre regioni, ha portato alla costruzione di un attrezzato villaggio. Situato nei pressi dell’abitato di Ridracoli, il villaggio consentiva il pernottamento a oltre 350 unità, la fornitura di oltre 700 pasti giornalieri e comprendeva servizi logistici funzionali al cantiere quali ad esempio la Direzione Lavori, l’infermeria e servizi quali sale di ritrovo e bar per rendere la vita delle maestranze il più confortevole possibile. Nonostante la prevenzione e le accortezze più studiate, ci sono stati alcuni incidenti di cantiere, che hanno portato alla morte di 3 persone, tutt’ora commemorate in un monumento nei pressi della diga.
IL CORPO DELLA DIGA e’ DOTATO DI:
Per superare uno dei principali problemi di stabilità della diga, cioè l’infiltrazione di acqua sotto e attraverso il corpo diga con conseguente sviluppo di sottopressioni, si è provveduto alla realizzazione di uno schermo di impermeabilizzazione e di un complessivo sistema drenante. Lo schermo di impermeabilizzazione è stato esteso a tutto lo sviluppo dell’imbasamento del pulvino in corrispondenza del paramento di monte ed è stato realizzato attraverso l’iniezione di cemento all’interno delle fratture e delle fessure degli strati di arenaria. Il sistema drenate, realizzato a valle dello schermo di impermeabilizzazione, è costituito da canne in PVC cementate. Le acque raccolte all’interno dei cunicoli sono poi scaricate a valle attraverso un condotto di scarico.
LO SCAVO E LE OPERE DI CONSOLIDAMENTO DEI VERSANTI (1976 – 1979)
Sviluppo del fronte di scavo: 100 metri.
Altezza media dello scavo: 15 metri.
Larghezza dello scavo: da 10 a 38 metri.
Quantità di esplosivo utilizzato: 170,000 kg.
Volume di roccia scavato: 181.000 metri cubi in spalla destra, 1.100.000 metri cubi complessivi.
La situazione geologica dell’area oggetto di scavo, era ed è tuttora, dominata dalla presenza della formazione “Marnoso Arenacea Romagnola” costituita da una alternanza di strati di marna e arenaria con spessori variabili. La particolare disposizione degli strati, inclinati a franapoggio rispetto allo scavo e la scarsa resistenza lungo le superfici di contatto degli strati rendevano precarie e instabili le condizioni di equilibrio del fronte di scavo. Ciò ha reso necessario la posa in opera di 543 tiranti di ancoraggio per il consolidamento della roccia. I tiranti, della lunghezza media di 37 metri sono stati inseriti entro fori opportunamente orientati e il bulbo di ancoraggio è stato realizzato con cementazione nel foro dei trefoli d’acciaio.
Per assicurare la massima stabilità sono stati utilizzati anche bulloni per il consolidamento dei pacchetti di strati più superficiali, si è cercato inoltre di minimizzare gli effetti di degrado dovuto agli agenti atmosferici mediante posa in opera di rete metallica.
LE FASI DEL CANTIERE:
La realizzazione della diga e delle opere connesse ha visto il susseguirsi di alcune fasi a partire dagli anni settanta agli anni novanta.
Durante la fase del progetto sono state eseguite numerose indagini e prove per verificare le caratteristiche strutturali e meccaniche del substrato roccioso, costituito dalla Formazione Marnoso Arenacea romagnola.
In una prima fase sono stati eseguiti rilevamenti e approfonditi studi geologici, morfologici e geotecnici per accertare le caratteristiche principali della roccia. In una seconda fase è stato eseguito uno studio geostrutturale dell’area d’imposta, già messo a nudo dagli scavi di sbancamento, basato su fotogrammetria terrestre e fotointerpretazione. In relazione alla situazione geostrutturale rilevata si è proceduto alla determinazione della deformabilità della massa rocciosa e delle caratteristiche dei singoli litotipi, mediante prove in sito e in laboratorio.
Per permettere la realizzazione degli scavi e la costruzione della diga sono state realizzate preventivamente delle opere di deviazione sia del ramo principale del Bidente di Ridracoli, sia del Rio Celluzze, affluente di sinistra. Queste opere hanno consentito di deviare le acque dei due corsi, facendole unire proprio nell’area del cantiere, in corrispondenza dell’attuale scarico di fondo. Le deviazioni si ottennero attraverso la costruzione di un avandiga ad arco sul fiume Bidente alta 17 metri e una traversa sul fiume Rio Celluzze alta 7 metri. Collegate da una galleria a pelo libero.
Tutta la struttura è stata realizzata con impiego di, inerti, sabbia e pietrischi a granulometria appositamente studiata, con dimensione massima di 12 cm, legati con cemento pozzolanico tipo 135 a basso volume di calore. Pur trattandosi di un’opera in calcestruzzo semplice si è fatto un largo uso di barre d’acciaio.
I materiali inerti sono stati reperiti presso le cave San Bartolo Ravenna (sabbie), le cave lungo l’alveo del fiume Marecchia (ghiaie) e presso le valli del Metauro e del Tevere. La notevole distanza delle fonti di approvvigionamento, circa 100/200 km dal cantiere, ha comportato importanti oneri economici e notevoli disagi nel trasporto. Gli inerti venivano stoccati in appositi silos situati a fondo valle, “vagliati e puliti” e mediante nastri trasportatori (745 metri di percorso), condotti in latri silos posti in corrispondenza dell’attuale area panoramica in spalla sinistra. Qui era stoccato il cemento, che insieme agli inerti e all’acqua veniva condotto attraverso canalette fluidificate all’adiacente torre beton. All’interno della torre, controllato da una apparecchiatura elettronica, avveniva il dosaggio dei componenti, estremamente importante per la buona riuscita del calcestruzzo. La mescolazione avveniva grazie a 3 betoniere biconiche di 3 metri cubi ciascuna.
Terminati i lavori di costruzione del corpo di diga, si procedette alla realizzazione della galleria di gronda che consente di collegare e trasportare acqua dai bacini indiretti al lago di Ridracoli. La galleria di gronda lunga complessivamente 10.500 metri e con un diametro interno di 2.6 metri, parte dal torrente Fiumicello, attraversa le vallate dei torrenti Bidente di Celle, Bidente di Campigna e Rio Bacine, per confluire nel ramo sinistro del lago di Ridracoli, il Rio Celluzze. I lavori del primo tratto di gronda, dall’invaso di Ridracoli al Bidente di Celle, sono iniziati nel novembre del 1984 e sono terminati nell’aprile del 1985. Gran parte dello scavo è stato eseguito con una fresa a sezione piena avente diametro di 3,5 metri. La velocità media di avanzamento era di 41,68 metri al giorno. La direzione di scavo all’interno della montagna veniva garantita da un raggio laser. Il materiale di scavo “smarino”, veniva trasportato all’esterno attraverso un trenino elettrico. L’ENEL ha partecipato al finanziamento del 20% dell’opera. I lavori sono stati realizzati dalle imprese associate S.E.L.I., C.M.C, SIGLA e S.C.O.E.S. Sono stati realizzati tra il settembre 1991 e settembre 1993, con le medesime tecnologie di scavo.
La galleria di derivazione, che trasporta l’acqua dal lago verso la centrale idroelettrica, è lunga circa 7 km e presenta un diametro interno finito di 2,55 m. I lavori della galleria sono iniziati nel 1982 e terminati nel 1986. Lo scavo è stato eseguito per una minima parte, 780 metri, con il metodo tradizionale ad esplosivo, successivamente è stata utilizzata la medesima fresa. I lavori sono stati realizzati dalle imprese associate S.E.L.I. e CHINI & TEDESCHI. L’ENEL ha finanziato interamente l’opera. I finanziamenti sono stati concessi a fronte del diritto di sfruttamento dell’acqua, per la produzione idroelettrica, per 40 anni da una galleria a pelo libero.
LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELLA DIDA
La struttura della diga e la roccia di fondazione sono costantemente controllate per mezzo di circa 900 punti di misura, posizionati nel corpo della diga. Le misure più significative, fornite da circa 230 strumenti, sufficienti a cogliere la più piccola anomalia nel comportamento dell’intera struttura, sono rivelate mediante un sofisticato sistema computerizzato presente all’interno della casa di guardia. Tale sistema è in grado di valutare in tempo reale il comportamento rivelato, fornendo una diagnosi della struttura in funzione dei processi a cui è sottoposta, e attivando un allarme in caso di anomalie. Attraverso questo sistema il personale, presente 24 ore su 24, è costantemente informato sulle reali situazioni e può intervenire per garantire in ogni momento la sicurezza dell’opera e della popolazione a valle.
A completare il sistema, la Diga del Conca, vicino Cattolica, svolge un ruolo cruciale per la Romagna meridionale
Il FIUME CONCA
Nasce in provincia di Pesaro – Urbino dalle pendici del Monte Carpegna, a 1.415 metri sul livello del mare e sfocia presso Cattolica dopo un percorso di 44,5 km. Il bacino imbrifero del corso d’acqua ha una superficie di 164 km quadrati e un regime prevalentemente torrentizio, con una portata media annuale di 65 – 70 milioni di metri cubi, altamente influenzata dalla piovosità e dalla scarsa permeabilità delle rocce che costituiscono il bacino imbrifero stesso. La tradizione vuole che il fiume Conca fosse utilizzato per il trasporto del legname, tagliato sul monte Carpegna e il trasporto fino al cantiere navale romano, localizzato nei pressi di Cattolica. L’intervento dell’uomo sul paesaggio fluviale è stato intenso, soprattutto in conseguenza del boom turistico degli anni 60’, che richiedeva un massiccio sfruttamento dei materiali (ghiaia) per le costruzioni. Il prelievo idrico da falda mei territori comunali di Riccione, Misano Adriatico, Cattolica e S. Giovanni in Marignano avviene tramite 30 pozzi aventi portata complessiva potenziale di 347 litri al secondo, che fanno capo a 3 centrali: la centrale Benevento di Riccione, la centrale Fungo di Cattolica e la piccola centrale di Misano Adriatico. La parte più a valle del fiume è regolata da una piccola diga. La regolazione tramite invaso artificiale consente da un lato la funzione di ricarica della falda e dall’altro l’utilizzo delle acque invasate tramite un impianto di trattamento posto in prossimità della diga stessa.
LA DIGA DEL CONCA
La diga sul fiume Conca vede le proprie origini nelle crescenti esigenze di approvvigionamento idrico delle zone costiere della Romagna meridionale sia a causa del turismo estivo che dell’aumento demografico locale. La soluzione che i comuni di Riccione, Cattolica, Misano Adriatico e Gabicce Mare, adottarono fu quella della realizzazione di un sbarramento sul fiume Conca al fine di creare un serbatorio artificiale. Questo svolge un duplice compito: integra le scarse portate estive e consente, oltre al prelievo diretto dell’acqua invasata per il potenziamento degli acquedotti e quindi la regolazione stagionale per uso potabile, la ricarica naturale delle falde del Conca da cui attingono i pozzi dei comuni sopra citati.
La diga è ubicata nell’area tra il colle di Montalbano e la piana di Santamonica. La costruzione della diga, classificata come muraria a gravità ordinaria, è cominciata nel 1971 ed è terminata nel 1973. Lo sbarramento in calcestruzzo è chiuso su due lati da un rilievo di materiali sciolti (terra e pietrame).
La diga è entrata in esercizio nel 1983 e fa parte di Romagna Acque – Società delle Fonti S.p.A. dal 2009. La gestione della diga è stagionale: si invasa in primavera, riempendosi e in ottobre si svasa completamente, lasciando le paratoie di scarico aperte, in modo da permettere il passaggio naturale delle piene invernali che trasportano i sedimenti al mare.
IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE DEL FIUME CONCA
L’impianto, situato nel comune id San Giovanni in Marignano è stato realizzato nel 1980 e tratta acqua di superficie proveniente dal fiume Conca. L’impianto è attivo solo nel periodo estivo e possiede una potenzialità di portata di 240 l/s con produzione di 18.000 metri cubi giornalieri. L’acqua potabilizzata integra le risorse locali e le erogazioni da Ridracoli per la zona di Cattolica, con possibilità di dirottare la risorsa fino a Riccione.
Il ciclo di trattamento prevede:
Al termine di questa fase l’acqua viene convogliata in una vasca di accumulo e quindi nelle reti di adduzione e distribuzione.
L’invaso al massimo riempimento contiene 1.465.916 metri cubi di acqua; nel periodo estivo (luglio, agosto e metà settembre) riesce a produrre circa 8.000 metri cubi giornalieri di acqua per un totale di oltre 500.000 metri cubi stagionali.
LE OPERE DI SCARICO
Lo scarico della superficie dello sbarramento è costituito da una traversa mobile in calcestruzzo dotata di 4 luci rettangolari di 10 metri presidiate da altrettante paratoie metalliche a settore, sovrastate da paratoie a ventola azionate automaticamente in sequenza dal livello dell’acqua nell’invaso; ogni apertura lascia passare circa 230 metri cubi di acqua. Lo scarico di fondo, ubicato presso la torre di presa, è realizzato mediante una condotta circolare in calcestruzzo. Le opere di presa sono realizzate mediante due paratoie piane a sviluppo rettangolare poste a quote differenti, per captare acqua nelle migliori condizioni
In conclusione
La Diga di Ridracoli insieme a quella del Conca, rappresentano la garanzia idrica e la testimonianza di come l’ingegneria possa modellare un territorio, assicurandone il benessere e il progresso nel rispetto dell’ambiente. Le due dighe sono molto più che serbatoi d’acqua: sono la risorsa strategica e infrastrutturale che ha protetto la Romagna dai rischi ambientali e ha permesso il suo straordinario sviluppo economico e turistico nell’ultimo mezzo secolo.