Castello di Montefiore
Uno viene chiamato il Signore, l’altro il Conte, uno ha sullo stemma un elefante simbolo di sapienza e di comando, l’alto invece ha sullo stemma un’aquila segno imperiale che dall’antica Roma ha attraversato le epoche. Le loro famiglie si odiano da secoli e loro due alimenteranno questo odio cercando di eliminarsi a vicenda. Sigismondo Pandolfo Malatesta è il Signore di Rimini, mentre Federico da Montefeltro è Conte di Urbino. Sigismondo è più grande di cinque anni, sono entrambi figli legittimati in seguito e sono legati da un intreccio di parentele molto intricato.
Nella Rocca di San Leo lungo il confine tra Marche e Romagna, che separa i territori delle due potenti famiglie, inizieranno le ostilità che dureranno per più di venti anni. La casata dei Montefeltro antagonista dei Malatesta si ritroveranno quindi per ventidue anni in una guerra durissima, senza periodi di pace, ma soltanto qualche breve tregua.
Tra colpi di mano, assassini, congiure, manovre diplomatiche, la rivalità tra i due è una delle più affascinanti del Rinascimento. Gli scontri tra le due famiglie confinanti sono continui e non si tratta solo di faide locali. Le Marche, L’Umbria e la Romagna sono il terreno su cui combattono le loro guerre anche Venezia, Milano e Roma e chiusi da queste potenze, i Malatesta e i Montefeltro devono scegliere da che parte stare per non soccombere.
vista di Urbino
Federico nasce a Gubbio nel 1422 e Urbino in quel momento non è ancora un ducato, ma una contea guidata da suo padre, Guidantonio da Montefeltro. Federico è un figlio illegittimo, perché dal primo matrimonio di suo padre con Rengarda Malatesta non nacquero figli. Non ne nascono nemmeno dal suo secondo matrimonio con Caterina Colonna e allora Guidantonio chiede al Papa Martino V, una bolla papale per legittimare Federico avuto con una dama di compagnia. Poco tempo dopo dell’avvenuta legittimazione, la seconda moglie del padre resta incinta nel 1427 e nasce un bambino che chiameranno Oddantonio. L’erede ufficiale nella linea di successione designato è quest’ultimo figlio.
E’ un tradimento ad innescare la scintilla che fa accendere la guerra tra Sigismondo e Federico. Nel 1441, Federico sta assediando il castello di Montelocco, che si rifiuta di sottomettersi ai Montefeltro. Sigismondo tradendo la sua promessa di neutralità, lo attacca e Federico viene ferito durante un’imboscata, ma riesce a trarsi in salvo. Per punire e vendicare il tradimento, Federico compie un’impresa incredibile, con delle scale si arrampica coraggiosamente lungo l’impervio sperone di roccia sopra il quale si erge la Rocca di San Leo. Sorprende i difensori che non si aspettavano possibile una tale scalata e riesce a prendere la rocca che fino a quel momento era considerata inespugnabile. Il valore strategico e simbolico compiuto eroicamente da Federico, è un duro colpo per Sigismondo, che sorpreso e sconfitto tenta la via diplomatica affidando ad Alessandro Sforza (fratello di Francesco) la stipulazione della pace. Sigismondo dovrà restituire ai Montefeltro tutti i territori precedentemente conquistati.
San Leo
Due anni dopo la presa di San Leo, Guidantonio il vecchio conte di Urbino muore e Sigismondo Malatesta vuole approfittare di questa situazione di instabilità per invadere la contea urbinate. Papa Eugenio IV però lo ferma trasformando la contea di Urbino in Ducato ed assegnandola in modo permanente ai Montefeltro. L’intento del Papa è quello di creare uno Stato cuscinetto, che lo protegga e separi da domini dei Malatesta e dal suo suocero e alleato Francesco Sforza. Urbino divenuto ducato occupa gran parte delle Marche, dell’Umbria e parte della Romagna. Il ducato è legato da vincoli di vassallaggio allo Stato della Chiesa.
Palazzo Ducale a Urbino
I domini dei Malatesta invece comprendono: Cesena, Rimini, alcuni castelli del Montefeltro e Fano nelle Marche. Cesena già dal 1429 per questioni ereditarie appartiene Domenico Malatesta detto Novello, che quindi ne è diventato Signore a soli undici anni. Sigismondo invece più vecchio di quattro anni rispetto al fratello diventa Signore di Rimini e controlla tutti i restanti territori. Formalmente anche i Malatesta sono soggetti allo Stato della Chiesa. Il 25 aprile 1443 a Siena il Papa Eugenio IV elevava Oddantonio al grado di Duca di Urbino titolo trasmissibile agli eredi. Il primo Duca della storia dei Montefeltro è però troppo giovane e non all’altezza di rivestire questa investitura. Le ingenti spese militari e diplomatiche pesano sulle le casse di Urbino. Oddantonio è costretto a spremere ulteriormente le casse e nel frattempo circolano voci sui suoi consiglieri, accusati di violenze su alcune donne. Questi problemi economici uniti a queste brutte voci, contribuiscono ad alimentare un malcontento generale al quale Oddantonio non è capace di trovare una soluzione. Poco più di un anno dopo Il 22 luglio 1444, Oddantonio viene barbaramente assassinato da un manipolo di congiurati che fa irruzione nel palazzo. Secondo le cronache del tempo, i mandanti furono diversi cittadini di Urbino. Qualcuno pensa che ci possa essere lo zampino di Sigismondo che da sempre mira ai domini dei Montefeltro. Altre versioni dei fatti fanno ricadere la colpa su Federico, che sentendosi ai margini del Ducato avrebbe congiurato contro il fratello fino al tragico evento. Federico ricevuta la triste notizia si reca in città, firma una convenzione con il comune nella quale è prevista l’impunità per i congiurati e viene acclamato Signore, ma questo fatto depone a favore della sua innocenza, tanto che la gente gli affibbierà l’appellativo di: “Caino”. L’estraneità di Federico all’assassinio fu messa in dubbio, ma non verrà mai incolpato e lui si ritrova ad essere padrone di Urbino e a fermare gli intenti di Sigismondo.
Il 1444 fu anche l’anno della definitiva rottura del rapporto altalenante tra Sigismondo e Francesco Sforza duca di Milano. Tra i due c’erano stati periodi di alleanze alternati a periodi di scontro, ma questa ultima occasione il Duca di Milano lo accusava di non averlo debitamente sostenuto negli scontri con l’esercito pontificio. Sigismondo viene quindi congedato dal duca di Milano e quest’ultimo stringe alleanza con il suo rivale Federico da Montefeltro.
Il Papa promuove una tregua tra i Malatesta e i Montefeltro, che però dura pochissimo, perché Sigismondo con il suo esercito arriva ad Urbino ed assedia la città, sfidando singolarmente a duello Federico. Secondo la cronaca del tempo, Federico accetta il duello, ma Sigismondo incredibilmente si ritira. A quel punto Federico gli rifila un’ulteriore stoccata diplomatica particolarmente dolorosa, interferendo con le mire che Sigismondo nutre nei confronti di Pesaro, le quali gli avrebbero garantito di mettere in comunicazione i propri domini romagnoli con quelli marchigiani. Per far questo Federico, sempre nel 1444 acquista il castello di Pesaro, Fossombrone e i territori annessi per ventimila fiorini dal cugino di Sigismondo, Galeazzo Malatesta, per poi cedere tutto agli Sforza. Gli stati italiani in quel momento sono divisi su due fronti: da una parte ci sono Milano (Sforza), Napoli (Aragona) e il Papa, dall’altra ci sono Firenze, Venezia e gli Angiò che vogliono riprendersi Napoli dagli Aragona. Sigismondo sta servendo gli aragonesi che però diventano alleati degli Sforza, che sono gli stessi che hanno sottratto i territori di Pesaro. A quel punto quindi gli equilibri saltano e Sigismondo entra in contrasto con gli Aragona. Nel marzo del 1446, Sigismondo alla testa di un numeroso esercito si muove contro le città della Marca (corrisponde all’incirca all’attuale regione Marche), riuscendo ad occuparle. Gli avversari reagiscono prontamente e portano lo scontro nel cuore dei territori malatestiani. Il primo atto è la conquista di Monteluro, dove le truppe costruiscono bastioni dando vita all’assedio di Gradara. E’ una battaglia terribile sia per la durezza dei numerosi assalti sia per l’arrivo un inverno molto duro. A difesa della rocca in cui è arroccato Sigismondo, si trovano valenti uomini d’arme pronti a tutto pur di difendere questo presidio strategico fondamentale. Nonostante la presenza del Signore di Rimini, a causa della superiorità numerica degli assedianti, guidati dal duca di Urbino e Francesco Sforza, gli assediati vengono per la maggior parte uccisi o feriti nel corso delle incessanti incursioni alle mura. Le forze superstiti sono allo stremo e non potranno resistere ancora per molto.
Le mura di Gradara
Durante l’assedio gli invasori utilizzano una nuova e micidiale macchina da guerra: la bombarda, capace di scagliare più di quattrocento colpi di pietra sul castello di Gradara. Per risolvere lo scontro si arriva ad un accordo diplomatico, con il quale Sigismondo entra in trattativa con Filippo Maria Visconti, affinchè il genero F. Sforza e Federico da Montefeltro tolgano l’assedio. La grande battaglia si conclude dopo quarantatre giorni.
Nel febbraio del 1446 Sigismondo congiura contro Federico nella cosiddetta “Congiura di carnevale”. Sfruttando il periodo di festa in maschera, organizza un attentato ai danni del Duca di Urbino, con alcuni sicari guidati Francesco dei Prefetti di Vico nascosti dai travestimenti carnevaleschi. La congiura però fallisce e i congiurati vengono scoperti, catturati e decapitati in pubblica piazza.
Dopo qualche anno di quiete il 29 maggio 1453, Costantinopoli viene presa dai Turchi guidati dal sultano Maometto II, ponendo fine ciò che rimaneva dell’Impero Romano d’Oriente. Da quel momento in poi gli ottomani diventano una seria minaccia per i domini veneziani nel Mar Egeo. Venezia è priva delle risorse militari per combattere su due fronti e decide di trattare la pace con Milano. Siamo nell’aprile del 1454, quando il nove di quel mese viene firmata la “Pace di Lodi”. Il confine tra Venezia e Milano viene stabilito lungo il fiume Adda e tra i vari scambi territoriali, Venezia riconosce Francesco Sforza come Duca di Milano.
Il trenta agosto 1454 nasce la “Lega italica” alla quale aderiscono la Repubblica di Venezia, il Ducato di Milano e la Repubblica di Firenze. In seguito aderiranno anche il Papa e Alfonso d’Aragona re di Napoli. Il trattato prevede un’alleanza difensiva della durata di venticinque anni e un patto di non aggressione tra i firmatari. Negli accordi sono inclusi quasi tutti i principi italiani, amici o vassalli dell’una o dell’altra potenza. Su richiesta di Federico da Montefeltro, Alfonso d’Aragona pretende l’esclusione dagli accordi di Sigismondo Malatesta. Il re di Napoli punisce quindi il Signore di Rimini per avergli voltato le spalle escludendolo.
Emarginato dai giochi di potere, Sigismondo si ritira nel castello di Rimini e oltre ad essere escluso deve anche affrontare ingenti debiti nei confronti degli aragonesi.
Castel Sismondo a Rimini
Per risolvere la questione interviene il nuovo Papa II, che gli impartisce però delle condizioni umilianti: lo costringe a cedere Senigallia e tutti i territori conquistati. Sigismondo cede questi territori a Papa Pio II, che a sua volta li cede ai Montefeltro. Questo per il Malatesta rappresenta un grosso affronto e decide di ribellarsi e si riprende i suoi territori. Siamo nel 1461, Pio II lo invita all’obbedienza ma l’ostilità continua ed è costretto a scomunicarlo con una bolla pontificia, accusandolo di eresia, di omicidio delle sue due mogli, di essere un bestemmiatore e lo condanna a morte. Oltre alla scomunica, il pontefice reclama anche le terre che il Signore di Rimini deteneva come vicario pontificio. L’esercito pontificio, guidato da Federico da Montefeltro ha l’ordine di catturare e giustiziare Sigismondo, ma quest’ultimo riesce in un primo momento a fuggire con il suo esercito, prima di essere intercettato e reso inoffensivo nei pressi del fiume Cesano tra Ancona e Pesaro. La cattura è breve, perché riesce a fuggire a Fano per poi imbarcarsi per Venezia con l’intento improbabile di chiedere aiuto nella speranza di ottenere il perdono papale. Nel frattempo, Fano e tutti i suoi possedimenti fino a Gradara si arrendono a Federico. Siamo nel 1463 quando la guerra dopo ventidue anni termina con la vittoria di Federico da Montefeltro. Sigismondo si rende disponibile alle dure condizioni di resa impartitegli dal Papa, il quale pretende il pagamento annuo di mille ducati d’oro, la restituzione di tutte le terre preso allo Stato della Chiesa, l’abiura dell’eresia e la riduzione della Signoria dei Malatesta alla sola Rimini e poche terre circostanti. Umiliato e impoverito, Sigismondo va a combattere a oriente. Nel 1465 si diffonde la voce sia morto di peste durante una crociata e in conseguenza di questo fatto l’esercito del pontefice si mobilita per assaltare Rimini. Sigismondo che non è morto come si crede, decide di tornare svincolandosi dal contratto militare con i veneziani e va a Roma dal nuovo Papa, Paolo II per cercare di ottenere accordi dopo la crociata intrapresa. Il Pontefice cerca di temporeggiare e trattenerlo il più possibile con l’intento di ritardalo, nel frattempo che le truppe pontificie riescano ad entrare a Rimini. Il piano ai danni di Sigismondo si rivela fallimentare e Pio II è costretto a corrispondergli una importante somma di denaro e a nominarlo Capitano della Chiesa. Pacificato con il Papa nel 1468 torna al soldo della Chiesa in una campagna militare contro Norcia, ma è qui che contrae la malattia che si sarà fatale. Sigismondo muore il9 ottobre del 1468 a Rimini. Viene seppellito nel Tempio Malatestiano, ambizioso progetto incompiuto, che ben riassume il contrasto tra le sue aspirazioni e il suo declino unito ad una sfortunata sorte. Gli succede il figlio Roberto che sposa la figlia del rivale Federico nella speranza di riscattare la Signoria, ma il declino dei Malatesta è ormai inarrestabile. Passa poco tempo e Rimini entra a far parte definitivamente dei domini dello Stato Pontificio. Nel 1482, Federico da Montefeltro viene ferito e trasferito a Ferrara dove muore all’età di sessant’anni. Gli succede il figlio di dieci anni Guidobaldo, che sarà l’ultimo della dinastia dei Montefeltro. A metà del ‘600 anche Urbino come Rimini, viene assorbita dallo Stato Pontificio.