LE STRADE CONSOLARI ROMANE: Appia, Emilia e Flaminia.
Tre vie consolari romane tracciate attraverso l’Italia, più di altre hanno scandito conquiste e controllo della penisola da parte di Roma: L’Appia, l’Emilia e la Flaminia. Queste tre strade consolari, sono tutte di età medio repubblicana . Appia, Flaminia ed Emilia furono destinate a scandire gli spazi dell’Italia romana, volute e poste in essere le prime da censori -Appio Claudio Cieco nel 312 a.C. e Caio Flaminio Nepote nel 220 a.C. L’Emilia per motivi di urgenza (non si era in un anno censorio) fu voluta da un console, Marco Emilio Lepido, nel 187 a.C.
Nelle vie romane gli studiosi identificano almeno tre caratteristiche costanti fin dalle origini: la tendenza a seguire un tracciato il più possibile rettilineo; l’ostinazione nel superare o rimuovere gli ostacoli; la ricerca della massima resistenza degli impianti a usura e intemperie.
Le strade dell’impero, frazionavano lo spazio, consentivano di collegare i punto forti necessari al controllo del territorio frammentando l’eventuale guerriglia e spegnendo la resistenza dei popoli non del tutto sottomessi; e creavano così compagini economiche nuove, alternative e quasi sempre più favorevoli al benessere rispetto alle preesistenti, promuovendo l’integrazione delle popolazioni conquistate.
LA VIA FLAMINIA
La Flaminia nacque con il fine di spalancare la Gallia cisalpina alla plebe rurale italica, permettendo ai coloni che venivano da sud, di dilagare oltre Ariminum (Rimini), oltre quell’ager Gallicus Picenus che, già dodici anni avanti il sorgere della strada, il suo stesso creatore Caio Flaminio, aveva assegnato in lotti ai primi tra loro e addirittura al di là del Po, fino alle Alpi. La strada sarebbe dovuta diventare: il vettore delle conquiste della plebe rurale. Non vi è dubbio che durante la censura del 220, la via sia stata concepita proprio per questa funzione, ma erano trascorsi due anni appena quando, con l’arrivo di Annibale in Italia, si dovette rinunciare al progetto. Ripensando alla sua evoluzione successiva, vitale per Roma, si può dire, che quando nacque la Flaminia avesse già di fatto un grande futuro dietro le spalle. Il diaframma territoriale eretto dalla res publica a separare le più forti tra le genti nemiche, i Sanniti e i Galli Senoni, al quale la strada si appoggiò al suo nascere si era definito infatti oltre settantacinque anni prima, nel periodo che aveva preceduto e immediatamente seguito la battaglia di Sentino (295 a.C.). Questa fu forse, la più importante funzione, che la fascia di territorio fino all’Adriatico fu restituita, enormemente potenziata dal sorgere della Flaminia, in occasione della guerra annibalica. La via Flaminia divenne una strada fondamentale in numerose battaglie e guerre con i popoli barbari, poiché fu percorsa infinite volte nel tempo da ogni armata che muovesse da e per Roma e per questo motivo gli compete il titolo di: via militaris. In modo particolare, la vittoria di Sentino permise di disporre longitudinalmente da mare a mare, fino a toccare le coste adriatiche, di una fascia di territorio fedele alla Repubblica che tenesse separati i due principali nemici: i Galli e i Sanniti. Quindi malgrado negli intenti del suo costruttore, Caio Flaminio, nasca con finalità diverse (portare a Nord in cerca di sbocchi le masse dei piccoli proprietari terrieri italici), la via che da lui prende il nome e che alla barriera territoriale medio italica si appoggia potenzialmente la resistenza, non perderà più il suo carattere prevalente di via militaris.
Al momento della sua costruzione la Flaminia conduceva da Roma a Fanum Fotunae (Fano); sarebbe stata, poco dopo, prolungata fino a Rimini. Staccandosi dalla via Clodia dopo pons Mulvius (ponte Milvio) e percorrendo una parte di quella che sarebbe divenuta la regio VII augustea, l’Etruria, tra Saxa Rubra (Prima Porta) e Falerii ( Civita Castellana), la via valicava il Tevere al “ponte Felice”, presso la stazione attuale di questo centro; ed entrava in Umbria cinque miglia prima di Ocriculum – Otricoli. Raggiunta Narnia (Narni), toccava Nocera Umbra sia con il ramo Bevagna – Ponte Centesimo, sia con il ramo Spoleto – Foligno, che ne rappresenta il percorso originario. Perfettamente ricostruibile sulla base dei milliari, dei ponti e dell’iscrizione presso il tunnel che traversa il Furlo, il tracciato successivo superava il colle di Scheggia e lo stesso Furlo; e seguendo il fiume Metauro fino a Fano, giungeva infine attraverso Pisaurum (Pesaro) fino a Rimini.
Arco di Augusto a Fano
Arco di Augusto a Rimini
La via Flaminia viene fatta passare lungo la valle del Tevere e dopo il valico della Scheggia, lungo quella del Burano, del Candigliano e del Metauro fino a raggiungere la costa adriatica, passando per Fano (Fanum Fortunae) e di seguito fino a Rimini (Ariminum). Il percorso della Flaminia, quindi fa parte di una precisa scelta strategica e funzionale dovuta principalmente all’esistenza del tracciato naturale più favorevole, frequentato già in età preistorica, che all’epoca permetteva di mettere con relativa facilità in collegamento Roma con la Pianura Padana e con l’Italia settentrionale.
Occorre considerare che la via consolare non può essere sorta ex novo in uno spazio ristretto e che pertanto va valutata come assai probabile l’ipotesi della preesistenza di un elemento antecedente. Un’antica pista preistorica può avere probabilmente costituito l’antefatto immediato, determinante per essere seguito dai Romani secondo le loro consuetudini di viaggio e di trasporto, dopo gli opportuni lavori di aggiustamento. D’altra parte già nel corso del IV secolo a. C. le genti italiche della regione medio adriatica hanno raggiunto in taluni casi uno stadio di vita di tipo protourbano, che ha determinato pertanto l’esistenza di tratti di percorsi d’importanza locale per collegare centri vicini tra loro.
Con la fondazione di Ariminum (Rimini) nel 268 a. C. questa pista di origine preromana costituisce in ogni caso per chi viene da Roma il passaggio naturale più breve.
La Flaminia è stata aperta nel corso di pochi anni attraverso aspri dell’Appennino e ha quindi necessitato di interventi continui di manutenzione. La via pertanto non può essere considerata in modo statico, immutata nel tempo; al contrario occorre prenderla in esame in un dinamico contesto diacronico. Specie nel corso dei primi due secoli di vita, nell’ambito della progressiva romanizzazione dell’ager Gallicus, lungo la strada sorgono nuove città, come Pisaurum (Pesaro) ne l184 a. C. Forum Semproni (Fossombrone) tra il 133 e il 126 a. C., Fanum Fortunae (Fano) in età augustea e altri insediamenti tra i quali anche Cattolica.
Alcune info su Cattolica e il suo legame con la Flaminia:Il legame tra Cattolica e la Via Flaminia è la radice storica dell’identità della città. Cattolica deve la sua stessa esistenza e la sua vocazione all’ospitalità a questa grande arteria romana, costruita nel 220 a.C. per collegare Roma a Rimini. Cattolica non nacque come una vera e propria città (municipium) romana, ma come una statio o mansio, ovvero una stazione di sosta, rifornimento e pernottamento fondamentale per i viaggiatori (mercanti, soldati, messaggeri) che percorrevano la lunga Via Flaminia. L’insediamento si sviluppò nella parte alta di Cattolica, proprio in funzione di questa necessità logistica. Oggi il suo tracciato, coincide con le vie che attraversano il centro storico di Cattolica: la Via Pascoli e Via Garibaldi.
Alcune info su Cattolica e il suo legame con la Flaminia:
Il legame tra Cattolica e la Via Flaminia è la radice storica dell’identità della città. Cattolica deve la sua stessa esistenza e la sua vocazione all’ospitalità a questa grande arteria romana, costruita nel 220 a.C. per collegare Roma a Rimini. Cattolica non nacque come una vera e propria città (municipium) romana, ma come una statio o mansio, ovvero una stazione di sosta, rifornimento e pernottamento fondamentale per i viaggiatori (mercanti, soldati, messaggeri) che percorrevano la lunga Via Flaminia. L’insediamento si sviluppò nella parte alta di Cattolica, proprio in funzione di questa necessità logistica. Oggi il suo tracciato, coincide con le vie che attraversano il centro storico di Cattolica: la Via Pascoli e Via Garibaldi.
Nello stesso periodo viene migliorata l’agibilità della primitiva via con la costruzione di una serie di opere in muratura, talvolta monumentali. Ponti, sostruzioni, viadotti, chiavicotti, oltre a tagli di pareti di roccia e tratti di lastricato, sono riferibili in gran numero all’intervento attuato da Augusto. Particolarmente consistente è stata l’opera dell’uomo dove la Flaminia si è trovata a dover superare una serie di asperità e di ostacoli naturali determinati dalla morfologia dei luoghi. Questa difficoltosa situazione orografica lungo le gole appenniniche ha determinato in vari periodi la edificazione di imponenti strutture murarie per rendere la strada transitabile con continuità al sicuro dalle piene invernali. Lungo le strettoie del Burano e del Furlo il piano stradale della Flaminia è stato ricavato ad un’altezza di sicurezza sul pendio della montagna mediante la costruzione di lunghi tratti di muri di terrazzamento.
Queste importanti opere contribuirono a rendere la Flaminia il principale asse viario dell’antichità, mettendo in collegamento sicuro e rapido, Roma con l’Italia settentrionale e l’Europa nord orientale.
Numerosi resti di queste poderose sostruzioni (muri di sostegno massicci che hanno trasformato il fianco ripido e instabile della montagna in una piattaforma artificiale robusta in grado di sopportare il traffico e resistere per secoli alle forze della natura), in genere inediti, si sono conservati fino ai nostri giorni e sono ancora ben riconoscibili nei periodi di magra del fiume.
LA VIA CONSOLARE IN ETA’ IMPERIALE
In età imperiale sono attestati alcuni interventi per migliorare il percorso della via consolare Flaminia, ma la documentazione epigrafica non è molto consistente e in genere non fornisce indicazioni circostante in merito. Ci sono noti interventi di restauro dell’età di Vespasiano (76 d. C.), ma solo attraverso cippi stradali o in relazione con la galleria del Furlo. Anche per il periodo di Domiziano, Traiano e Adriano le attestazioni sono modeste e si riferiscono rispettivamente ad un intervento costruttivo del 93 d. C., ad un ponte sul Metauro del 115, andato perduto e due rifacimenti di sostruzione del 123- 124, ora non più esistenti. I rimanenti interventi costruttivi datati da iscrizioni sono di epoca tarda; uno da parte di Diocleziano (293 -305), in riferimento col restauro di un ponte ora perduto, ed di altri attestati da cippi stradali realizzati nel corso del IV secolo. Va aggiunta la costruzione del ponte di Tiberio a Rimini datata da due epigrafi speculari al 22 d. C.
Alcuni info sul ponte di Tiberio a Rimini:Il Ponte di Augusto e Tiberio, inaugurato nel 21 d.C. (sebbene iniziato nel 14 d.C. sotto Augusto), è uno dei massimi esempi di ingegneria romana.Costruito interamente in pregiata pietra d’Istria, è formato da cinque arcate a tutto sesto poggianti su robusti piloni dotati di speroni frangiflutti. La sua funzione originaria era quella di scavalcare il fiume Marecchia, segnando l’inizio di due fondamentali vie consolari: la Via Emilia e la Via Popilia.Nonostante abbia quasi 2000 anni, la sua struttura è rimasta intatta e il ponte è tuttora in piedi e funzionale (oggi prevalentemente pedonalizzato), a riprova della sua eccezionale resistenza e del genio costruttivo romano
Alcuni info sul ponte di Tiberio a Rimini:
Il Ponte di Augusto e Tiberio, inaugurato nel 21 d.C. (sebbene iniziato nel 14 d.C. sotto Augusto), è uno dei massimi esempi di ingegneria romana.
Costruito interamente in pregiata pietra d’Istria, è formato da cinque arcate a tutto sesto poggianti su robusti piloni dotati di speroni frangiflutti. La sua funzione originaria era quella di scavalcare il fiume Marecchia, segnando l’inizio di due fondamentali vie consolari: la Via Emilia e la Via Popilia.
Nonostante abbia quasi 2000 anni, la sua struttura è rimasta intatta e il ponte è tuttora in piedi e funzionale (oggi prevalentemente pedonalizzato), a riprova della sua eccezionale resistenza e del genio costruttivo romano
LA VIA IN ETA’ BIZANTINA E MEDIEVALE
La Flaminia continua ad essere frequentata in età bizantina e la gola del Furlo, in particolare, assume determinate valore strategico per collegare Ravenna a Roma. Nelle prime fasi della guerra greco – gotica (538) i Bizantini occupano con la forza la gola tenuta da quattrocento Goti che si erano fortificati. Nel 541 il Furlo è nuovamente perduto e solo alla fine della guerra (553) torna in possesso dei Bizantini. Un arco del Ponte di Rimini in questo periodo, nel corso degli avvenimenti legati alla battaglia, viene tagliato.
La via consolare resta aperta durante tutto il medioevo sebbene perda di importanza a causa delle numerose difficoltà determinate dalle impervie gole del Burano e del Furlo. Nel Settecento è interessata da numerosi interventi di restauro da parte dell’amministrazione pontificia e torna ad essere di notevole importanza per i collegamenti tra Roma e Venezia. Infine i lavori condotti nell’Ottocento, ed in particolare quelli eseguiti dall’ingegner Montecchini, rendono la Flaminia insostituibile per congiungere la capitale con l’area medio – adriatica.
LE STAZIONI DI SOSTA PRINCIPALI LUNGO LA FLAMINIA
Lungo le vie principali romane, funzionò costantemente, durante l’impero, il cursus publicus, un’imponente struttura destinata al recapito di messaggi e merci, sia allo spostamento di funzionari e magistrati per ragioni di servizio. L’assistenza era assicurata da una serie di punti di transito, dai più semplici, le mutationes, vere e proprie stazioni di servizio destinate al cambio dei cavalli, scaglionate lungo l’intero percorso a distanze irregolari (fino a 8 -12 miglia) che permettessero di avere sempre animali freschi a disposizione; ai più attrezzati, le mansiones. Come indica l’etimo stesso del nome ( da maneo, manere), queste erano taverne con alloggio o veri e propri alberghi destinati al pernottamento; ed erano fornite talvolta di confort notevoli per l’epoca, dallo spaccio di cibarie, all’impianto termale, dal luogo di culto al posto di polizia fino al servizio del medico. Questi servizi si trovavano negli snodi o lungo i tratti più importanti delle strade consolari. Nei centri minori come ad esempio Cattolica, c’erano invece solo i servizi indispensabili per il viaggiatore: cambio dei cavalli, alloggio, vitto e fabbro per le riparazioni di carri da trasporto.
Procedendo dagli Appennini verso la costa lungo la Flaminia sono segnalate nell’ordine le seguenti stazioni:
la mutatio ad Ensem presso il passo della Scheggia, poi il vicus ad Calem (Cagli) a dieci miglia, la mutatio ad Intercisa a nove miglia (presso Fossombrone), poi la mutatio ad Octavo (Calcinelli) ad otto miglia ed infine le città di Fanum Fotunae (Fano), Pisaurum (Pesaro) e Ariminum (Rimini).
Distanze: Le stazioni di posta (mansiones) erano distanziate per una giornata di viaggio (circa 25-30 km). La distanza tra Pesaro e Rimini è di circa 25-30 km. Cattolica si trova all’incirca a metà strada tra le due (circa 10-15 km da ciascuna), una posizione che era più tipica per una mutatio (cambio di cavalli) o per un piccolo insediamento, piuttosto che per una mansio principale.
Nel tratto marchigiano la statale Flaminia rappresenta l’erede della via consolare per gran parte del suo percorso, determinato in genere dalla morfologia accidentata delle vallate appenniniche. Qui spesso si assiste alla puntuale presenza della strada moderna al di sopra di quella antica su un medesimo tracciato, determinata dalla continuità di frequentazione attraverso i secoli. Lungo la moderna Flaminia sono infatti riconoscibili in successione strutture superstiti della strada romana; esse confermano l’antichità del percorso, che per altro presenta ben leggibile una stratificazione di interventi realizzati dall’uomo per consentire la percorribilità dell’asse viario per circa 2.200 anni.
LA FLAMINIA LUNGO LA COSTA ADRIATICA
La via consolare usciva da Pisaurum all’estremità meridionale del cardo maximus, dall’attuale porta “Fano”, in prossimità della quale è stato rinvenuto un tratto di selciato stradale di trachite ed anche un certo numero di tombe di epoca romana. La Flaminia raggiungeva poco dopo il torrente Genica che attraversava mediante un ponte, attualmente non più conservato, ma ricordato in una iscrizione del 378 -379 d.C. rinvenuta nel 1738.
Fuori della città, la via procede verso Fanum con lunghi tratti pressochè rettilinei per circa 3 km; percorre la piccola valle del Fosso Genica, sempre in posizione leggermente sopraelevata rispetto al corso d’acqua. Qui, in località Muraglia, su una vasta area in connessione con la via consolare sono stati rinvenuti in periodi diversi e in discreto numero resti di monumenti sepolcrali e di antiche sepolture, stele ed iscrizioni funerarie. Nel luogo doveva essere ubicato uno dei sepolcreti più importanti di Pisaurum, almeno a giudicare dalla consistenza dei rinvenimento, paragonabile per importanza all’altro sepolcreto segnalato a nord della città, sempre in connessione con la Flaminia.
Esistono anche segnalazioni circa l’esistenza in connessione con il monte Ardizio di basolato stradale, relativo ad un’antica via, che ci forniscono la prova che la Flaminia nel tratto Pisaurum – Fanum descriveva un percorso interno, anziché costiero, come hanno invece ritenuto alcuni studiosi.
Particolarmente significativa si è rivelata la scoperta di un cippo stradale avvenuta nel 1612 a breve distanza da Pesaro, verso Fano, “nel cavarsi un fosso su un campo poco distante dalla strada che va verso Saiano castel dirupato,… era sotto piedi otto”. Si tratta di un milliario di marmo, attualmente conservato nel Museo Archeologico di Pesaro, con la dedica all’imperatore Costanzo II, databile dal novembre 352 al novembre 361; la distanza da Roma, indica sulla faccia A, è di 187 m.p.
La via consolare proseguiva poi in salita e raggiungeva la sommità di Monte Granaro, da dove iniziava a scendere verso Fosso Seiore raggiungeva Fanum con un percorso pressochè rettilineo, parallelo alla costa, sulla cresta delle colline. Non sono segnalati infatti recuperi di materiale archeologico in connessione con la stretta fascia costiera pianeggiante, mentre numerosi sono i rinvenimenti verificatisi sulla collina litoranea e nell’immediato entroterra. Anche nei secoli scorsi la via tra Pesaro e Fano correva sul ciglio delle prime colline verso il mare o solo in parte lungo la costa, come si può desumere da notizie e documentazione cartografica della zona. La distanza indicata dagli itinerari tra i due antichi centri è di VIII m. p. e sostanzialmente coincide con quella del probabile tracciato parallelo alla costa (circa 12 km).
PESARO – RIMINI.
Procedendo verso nord -ovest la via consolare era fiancheggiata da tombe, come stanno a dimostrare alcune iscrizioni funerarie rinvenute al di fuori della porta settentrionale della città romana. Superato il fiume Pisaurus, la via proseguiva con tutta probabilità in piano per circa 2 -3 chilometri, correndo alla base del pendio del colle San Bartolo e seguendo un percorso di poco sopraelevato rispetto alla pianura alluvionale. Lungo questo tratto stradale sono venute in luce in periodi diversi numerose sepolture, iscrizioni e monumenti funerari, anche a seguito dell’allargamento dell’attuale sede stradale, che si riferiscono ad un importante sepolcreto della città. La Flaminia a nord – ovest di Pesaro piegava verso l’interno, come fa ancora oggi la strada moderna, poiché le colline a nord della città scendono a picco sul mare senza lasciare spazio alla base per una strada e sono soggette a continua erosione; non esistono neppure indizi che permettono di ipotizzare la presenza di un percorso sulla sommità della collina littoranea. L’antico tracciato, che continuato a vivere fino ai nostri giorni nell’attuale statale Adriatica, si snoda sul fondo di due piccole valli parallele alla costa, di cui l’una costituisce la continuazione dell’altra; esse delimitano verso sud – ovest, per circa dieci chilometri, il promontorio del San Bartolo. lo spartiacque di queste due vallette è costituito dall’agevole passo della “Siligata” (m. 122), presso il quale sono stati segnalati anche alcuni rinvenimenti di resti antichi.
La Flaminia costituisce in questo tratto un asse viario obbligato, situato a circa un chilometro dalla linea di costa. Corre sul fondo valle e rappresenta in epoca romana l’erede diretta di un più antico percorso oggetto di frequentazione fin dalla preistoria. La via ha rivestito in ogni periodo fondamentale importanza per i collegamenti tra l’Italia settentrionale e centrale sul versante adriatico e ha costituito un assai favorevole varco aperto verso la Pianura Padana. Il nesso esistente tra l’antico percorso e rispettivamente il vicino abitato preromano di Santa Marina di Focara e il porto di Vallugola è quanto mai evidente.
La via consolare, dopo aver superato il passo della “Siligata”, raggiungeva nuovamente la costa.
I luoghi situati nelle immediate vicinanze di questo tratto stradale sono stati oggetto di frequentazione fin dal periodo preistorico, come dimostrano i numerosi ,manufatti in selce e frammenti ceramici segnalati sulle alture del San Bartolo. Resti di epoca romana sono venuti in luce a Vallugola, sul monte Castellaro, a Gabicce, a Granarola, a Gradara e soprattutto a Colombarone, situato proprio lungo la Flaminia. In quest’ultima località già dal Settecento l’archeologo e storico pesarese Annibale Olivieri segnalò i resti e strutture appartenenti ad un abitato romano, identificato con tutta probabilità come il vicus Aquilam.
La Flaminia ritornava nuovamente alla costa dopo circa due chilometri, raggiungendo il torrente Tavollo e l’attiguo fiume Conca a Cattolica; quest’ultimo segna anche la linea di confine tra la VI regio augustea (Umbria) e la VIII (Emilia). Qui era fissata in età imperiale la linea di confine tra Pesaro e Rimini.
Nella parte alta del centro storico di Cattolica come si è detto in precedenza, è documentata la presenza di un abitato di epoca romana (I – IV secolo d.C.), di cui sono stati scavati in passato due complessi edilizi, orientati secondo la via consolare. L’insediamento è sorto in connessione con una statio o mutatio ubicata lungo la Flaminia esattamente tra Pesaro e Rimini.
La Flaminia proseguiva quindi oltre il confine della VI regio per raggiungere Rimini, ultima tappa.