La barca poteva rimanere in mare anche per intere settimane e si provvedeva al trasporto a terra del pescato, attraverso un battello a remi e vela, che veniva rimorchiato a poppa. Uno dei marinai aveva il compito di raggiungere a remi o a vela il porto di Cattolica, per consegnare il pescato per poi tornare a bordo con il pasto da consegnare al resto dell’equipaggio (pane, vino e olio). Riconoscere la barca era di vitale importanza per la vendita del pesce. A terra ogni equipaggio poteva contare su alcune vedette dalla vista particolarmente acuta, che scrutando l’orizzonte riuscivano ad individuare le vele della propria barca. Viceversa dalla barca c’era chi individuava la vedetta rimasta a terra (spesso erano le mogli o altri familiari), a cui veniva affidato il pescato, di cui quest’ultimo prontamente provvedeva a smerciarlo o consegnarlo al mercato per la vendita al pubblico, dopo averne contrattato il prezzo.
I colori delle vele erano scelti tra quelli più facilmente reperibili all’epoca (intorno alla fine dell’Ottocento), quindi si rifacevano principalmente ai colori di terra: rosso mattone, giallo ocra e nero. Le raffigurazioni più antiche si limitavano a puri interventi e combinazioni di due o tre colori su grandi disegni geometrici precedentemente delineati sulla tela con un carboncino. Questi segni geometrici raffiguravano: sole, stelle, luna, quadrati, rettangoli…
Erano tutte scelte dettate da una cultura analfabeta che puntava soprattutto sulla semplicità, sulla riconoscibilità, sull’immediatezza di identificazione della barca anche da lontano.
Un’ulteriore distinzione avveniva nelle vele delle barche specializzate nella pesca a coccia (un tipo di pesca a strascico), le quali si differenziavano dalle altre solamente per l’aggiunta di un colore diverso dipinto sulla punta delle stesse. Questa differenza di colorazione avveniva però solo sulla barca principale in cui era presente il Paròn (il capitano della nave).