Marco e la Mara si trovano al castello di Montecolombo
C’è stato un periodo in cui la Romagna non era fatta di sole, mare, ombrelloni e divertimento, ma c’erano i pericoli di invasioni barbariche e poi successivamente il pericolo degli sbarchi via mare da parte dei pirati. Quindi le popolazioni romagnole, come avvenne in tutta la penisola italiana a partire dal X secolo, iniziarono un fenomeno di incastellamento sulle colline. I 18 castelli della provincia di Rimini, oggi quasi tutti visitabili e presenti nel nostro magnifico entroterra, sono un’affascinante testimonianza storica e un motivo in più per venire in Romagna anche quando non è stagione di mare.
Durante la seconda discesa in Italia, iniziata nell’anno 1158, l’Imperatore Federico Barbarossa fece tappa a Cesena, città di provata fede imperiale. Al suo seguito c’era anche la moglie Beatrice, figlia di Rinaldo conte di Borgogna, la quale aveva con se il tesoro e tutti gli oggetti più preziosi della casa imperiale. Occorreva probabilmente un luogo sicuro in cui custodire l’immensa fortuna durante la dimora cesenate della donna. Così, l’allora podestà cittadino, Cavalcaconte degli Onesti, le fece costruire una torre sul monte Stellino, torre che fu poi chiamata per via di quei nobilissimi natali: La Barbarossa. La fortificazione sopravvisse a Beatrice per diversi secoli, ma venne abbattuta nel 1499 da un certo Merlino da Imola, un personaggio molto facoltoso che si era arricchito proprio grazie alle immense fortune rinvenute nella torre.
Nell’immaginario collettivo attuale se si pensa a cosa sia un castello, questo non va di pari passo con quello che nel medioevo questo termine voleva significare. Infatti, oggi con questa parola si identifica un edificio più o meno grande e più o meno antico, posto all’interno di un centro abitato o in una posizione isolata, sperduto tra i campi o aggrappato ad una roccia. Un palazzo dunque dove viveva il Signore con la propria famiglia e con i propri soldati e dal quale esercitava il potere.
Questa visione di castello alla quale chiunque al di fuori degli esperti tende a riconoscere, scaturisce da mutamenti che il castello ha subito dal Medioevo fino al tardo Medioevo. I primi castelli appartenuti al periodo compreso tra il X e il XII, hanno quindi subito nei vari secoli dei mutamenti e delle modifiche strutturali e graduali che ci hanno consegnato più o meno conservati i castelli che oggi possiamo ammirare in varie parti della Romagna e d’Italia e che quindi non sono i castelli delle origini del Medioevo.
Per chiarire cosa sia veramente un castello bisogna partire dal presupposto, che “castello” è la traduzione arbitraria del termine latino castrum e più specificatamente di un suo diminutivo castellum.
Occorre tenere presente che nel corso dei secoli, anche se i termini non mutano, talvolta gli oggetti che vi si vogliono indicare con tale termine invece, mutano a volte a anche i maniera macroscopica.
Castrum e Castellum era già utilizzati in epoca romana e quando negli scritti classici si trova la parola plurale castra, questa significa sicuramente: “accampamento militare”. Quando invece i due termini vengono utilizzati al singolare, possono indicare tanto una fortificazione di tipo specificatamente militare, quanto un centro fortificato in cui risiede una civile popolazione e che si distingue dalla città per le sue dimensioni minori.
L’ambiguità dei termini si fa più evidente nei secoli seguenti e ciò è alimentato dall’uso fatto in determinati modelli letterari, in cui si fa riferimento a castellum senza che sia specificato se sia da intendere come fortificazione militare o un centro abitato fortificato. Emerge quindi un’infinita gamma di possibilità che possono indicare e avere molteplici significati. Con lo stesso termine quindi si possono indicare: una fortificazione di terra e legno ai due capi di un ponte (molti simile alla città di Cattolica medievale nata attorno all’attuale via Pascoli); un muro di pietra costruito attorno ad un monastero; una casa fortificata posta in città; un palazzo regio…
Sicuramente con quel termine in entrambi i casi si indica una fortificazione. Per cercare di fare chiarezza, il castello non è un edificio singolo, ma in generale è un gruppo di edifici e spazi aperti.
L’identificazione di castrum o castellum con una dimora signorile si attua infatti nel XIV secolo, a seguito di un periodo caratterizzato da una serie di innovazioni tecniche che provocò rilevanti mutamenti nell’assetto castellano generale. Soprattutto nell’Italia settentrionale, nel primitivo recinto si inserisce il dongione (una torre fortificata che, oltre a fungere da struttura difensiva, era anche adibita a residenza per la nobiltà e per le guarnigioni durante il Medioevo), le cerchie esterne spesso cadono in abbandono, la popolazione si trasferisce nei borghi e nei villaggi separati dalla fortezza, il cui possesso a sua volta è passato nelle mani di un unico ente, persona o famiglia che ne ha fatto una base per l’esercizio dei diritti di banno sul territorio vicino (la signoria di banno, detta anche bannale o signoria territoriale era una forma di potere locale che si sviluppò nei secoli centrali del Medioevo. Prende il nome dal banno, ovvero l’esercizio di alcune prerogative, in precedenza appartenute al sovrano, che caratterizzarono questa forma di signoria).
I termini castrum o castellum sono comunque intercambiabili, senza che se ne noti una sostanziale differenza, anche se solitamente il primo termine è molto più diffuso.
Con il termine “incastellamento” si indica nella storiografia, l’apparizione di villaggi fortificati, che tra gli inizi del X e il XII secolo ha mutato l’aspetto del paesaggio e il territorio in cui essi si sono diffusi in suolo romagnolo, ma anche quello nazionale ed europeo. Gli archeologi distinguono una prima fase in cui queste fortificazioni erano costruiti in legno e terra e una seconda fase in cui la pietra fa da padrona come materiale da costruzione di questi sistemi di difesa in continuo sviluppo. Lo sviluppo che porta all’incastellamento rappresenta una vera ce propria rivoluzione militare, favorita dalla necessità di proteggersi dagli attacchi del nemici. Il fenomeno quindi porta con sé numerose innovazioni, dal punto di vista strutturale, ma anche economico e sociale, questa evoluzione fa nascere anche la cosiddetta “signoria del castello”. Se la storiografia ottocentesca ha individuato nell’incastellamento un preciso fenomeno collegato al feudalesimo, oggi le scoperte archeologiche hanno parzialmente messo in crisi questo convinzione. Durante il periodo tardo antico, attorno alle “fortezze legionarie” erano sorti dei villaggi, ma il fenomeno feudale fu in tutto diverso. Lo sfacelo dell’impero carolingio, diviso al suo interno e per questo incapace di affrontare le nuove invasioni di barbari e arabi, costringeva le potenti signorie locali, lasciate sole dall’istituzione imperiale, a organizzarsi e difendersi da sé. I castelli nacquero dunque da questa necessità, spesso riutilizzando fortificazioni precedentemente costruite ed ampliandole, oppure creandole ex novo.
I primi castelli documentati compaiono nell’Italia settentrionale, negli ultimi due decenni del IX secolo. In tutta l’area a Nord dell’Appennino tosco – emiliano i castelli fioriscono ed essenzialmente si distinguono in due tipologie: la fortificazione costruita intorno ad abitato preesistente, ad un centro curtense, ad un edificio religioso, oppure vengono costruiti vicino ad ognuno di essi. La forma delle fortificazioni, viene poi decisa in base alle esigenze difensive, alla posizione topografica e alle caratteristiche idro-geologiche del sito.
L’incastellamento è caratterizzato da uno sviluppo non lineare lungo il suolo italiano, infatti ad esempio in Italia centrale avviene in ritardo rispetto ad altre regioni. Oltre al caso della Romagna per il quale la storiografia ipotizza generalmente una genesi che non si precedente al XI secolo, nella stessa situazione si collocano anche le Marche. La Romagna contrariamente ad altre regioni e sub-regioni della penisola italiana, non si è ancora dotata di uno studio complessivo relativo all’incastellamento del proprio territorio. Questa mancanza ci fa perdere le tracce importanti che ci legano al nostro passato, infatti attraverso di esse oggi potremmo avere un’idea più chiara di come certi insediamenti siano nati e poi si siano sviluppati fino ad arrivare ai giorni nostri. Le lacune storiografiche rivolte agli insediamenti fortificati romagnoli rivolte anche nell’ottica della popolazione e della situazione economica e politica dell’epoca, soprattutto per quanto riguarda i secoli centrali del Medioevo, non ha consentito di farci comprendere pienamente se anche in Romagna si possa parlare di un vero e proprio incastellamento.
Pur esistendo delle lacune storiografiche, alcune posizioni sul fenomeno dell’incastellamento sono comunque state prese a partire dalla fine degli anni Settanta. Tra i primi ad affrontare questo argomento e studi ci furono Andrea Castagnetti e Gina Fasoli. Entrambi evidenziano confermano attraverso le proprie ricerche come il fenomeno dell’incastellamento in Romagna sia arrivato in modo tardivo rispetto alle altre regioni. Questo ritardo è dovuto al fatto che queste fortificazioni romagnole svolgevano funzioni prettamente militari soprattutto di difesa, in esse era assente un sistema curtense e raramente potevano essere considerati veri e propri villaggi fortificati in cui vivevano persone che non erano soldati o comunque persone dedicate alla funzione difensiva.
Attualmente non esiste uno studio d’insieme che riguarda il fenomeno dell’incastellamento in Romagna, ma solo studi che in molti casi riguardano solo il singolo insediamento o castello. Oggi dei castelli romagnoli meglio conservati (purtroppo non di tutti) si conoscono le date di fondazione, le vicende e i fatti principali accaduti all’interno o nei loro dintorni, ma in diversi casi non se ne conosce la genesi e il loro sviluppo.
L’interesse per i singoli castelli o le singole rocche di Romagna sono comunque portati avanti fortunatamente da numerosi studiosi, professori, storici e antropologi che continuano la ricerca storica e la divulgazione di edifici che sono sopravvissuti agli eventi dei secoli e che oggi ci restituiscono una testimonianza concreta e affascinante di epoche lontane ricche di fascino, che tutt’ora caratterizzano i borghi del nostro magnifico entroterra. Di questi studiosi sicuramente merita una citazione Augusto Vasina che attraverso la sua raccolta bibliografica dedicata alla Romagna ci descrive una Romagna in cui i castelli furono più numerosi degli edifici religiosi. Un volume recente, pubblicato nel 2017 in cui vengono descritti tutti i castelli della romagnoli invece è: “La Romagna dei castelli e delle Rocche” edito Ponte Vecchio di Cesena.
Le fonti di questo articolo sono tratte dal libro: Castelli in Romagna. L’incastellamento tra X e XII secolo nelle province romagnole e nel Montefeltro, di Sassi Marco”.