l’ingegnere che restaurò la Rocca di Gradara
l’ingegnere che restaurò la Rocca di Gradara

l’ingegnere che restaurò la Rocca di Gradara

03 Febbraio 2025

Umberto Zanvettori

La Rocca di Gradara, venne acquistata dall’ingegnere bellunese Umberto Zanvettori (che sarà anche sindaco di Gradara) nel 1920. L’ingegnere persona facoltosa, ambiziosa, caratterizzato da una mente brillante e innovativa, inizia gli  imponenti lavori di restauro nel 1923. Gli interventi riguardano il ripristino di elementi architettonici esterni ed interni, interessando anche il recupero (quando possibile) o la reinterpretazione delle decorazioni e degli allestimenti interni, seguendo la moda di inizio Novecento. Questo progetto imponente e dispendioso, aveva lo scopo di riportare il castello di Gradara al suo originario splendore, se pur con interpretazioni (a volte anche personali dell’ingegner. Zanvettori)  più moderne rispetto alle epoche passate. I lavori videro l’avvicendarsi di importanti figure nel campo del restauro e delle arti decorative del primo Novecento. Tra questi si ricordano, l’architetto Gustavo Giovannoni, il decoratore Guido Enrico Fiorini, il decoratore Antonio Mostardini di Siena e il pittore abruzzese Carlo Patrignani.

L’intento dell’Ingegnere proprietario del castello, era quello di far rivivere all’antica dimora i fasti della sua epoca d’oro in un rivisitato: “Medioevo rinascimentale”. Le stanze della rocca dovevano diventare evocativi scenari delle vicende dei personaggi, che tra leggenda e storia, vi avevano abitato. Tra i vari personaggi evocati nell’allestimento di Zanvettori, figurano in particolar modo la coppia di amanti di dantesca memoria: Paolo e Francesca. Per loro l’ingegnere con un’operazione di marketing ante litteram, fa allestire una camera apposita, ispirandosi alla messa in scena della tragedia dannunziana della Francesca da Rimini (1901). Tutt’ora questa camera è riconosciuta dai visitatori come l’ambiente in cui avvenne il tragico delitto per mano di Gianciotto che pugnalò il fratello Paolo, dopo aver scoperto la relazione clandestina con la propria moglie.

Il restauro della rocca e delle mura, danneggiate precedentemente da un terremoto, dagli agenti atmosferici e da un periodo di abbandono, furono per l’ingegner Zanvettori e la moglie Mariquita de’ Forns y Lieo un impegno faraonico. Continuato poi dalla seconda moglie Alberta Porta, che senza eredi venderà il castello nel 1928 allo Stato italiano con la clausola di poterci vivere in usufrutto fino alla sua morte, avvenuta nel 1983.

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Dall’8 dicembre al 9 marzo 2025, La rocca demaniale di Gradara, ospiterà la mostra: “da Zanvettori all’ultima castellana. Le stanze private della Rocca di Gradara. 

La mostra attraverso l’esposizione di oggetti e cimeli, in parte concessi in forma di prestito da collezionisti privati, intende riportare le sale della Rocca, quanto più ad una dimensione privata, antecedente al 1983 (l’anno in cui alla morte di Alberta questi ambienti non vengono più abitati) e quindi diversa dal consueto allestimento che solitamente si può visitare al suo interno. Il percorso espositivo, termina con un’esposizione di abiti dedicati all’ultima castellana, creati dalla famosa stilista cattolichina Alberta Ferretti.

 

 

 

 

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