Mangiare in Romagna
Mangiare in Romagna

Mangiare in Romagna

04 Aprile 2025

Una cucina contadina tra mare e collina

 

La tradizione alimentare romagnola, è legata alla famiglia e alla casa. Essa è l’incontro dell’uomo con la propria terra, con i suoi luoghi e ritmi delle stagioni, scandita da occasioni e giorni festivi, il tutto legato dal tramandarsi di generazione in generazione di ricette e tecniche di preparazione che i romagnoli tramandano ai propri cari o amici con generosità.

In origine l’alimentazione delle famiglie romagnole, era prevalentemente contadina e quindi legata ai prodotti della terra in base alle stagioni. La vita di tutta la famiglia era scandita dall’estate e l’inverno e ogni attività era svolta con il fine di ottenere approvvigionamento e rifornire la dispensa. Le materie prime per le cucine delle case, provenivano dal raccolto dei campi o dalla carne del bestiame allevato. Anche i pasti somministrati durante la giornata erano condizionati dalle ore di luce e dal buio, in un’epoca in cui l’elettricità nelle case non era ancora arrivata o non tutti ne avevano gli allacci. I momenti della giornata in cui ci si fermava per sedersi e mangiare a tavola erano quelli della pausa mattutina e quello a fine della dura giornata lavorativa, che era considerato quasi come se fosse una ricompensa per le fatiche nei campi.

In inverno, quando le giornate di luce erano più brevi e il lavoro nei campi più limitato, i pasti erano: la colazione appena svegli e il pranzo delle dieci del mattino e si cenava invece alle diciassette. Non essendoci tv, radio e tantomeno computer o telefonini, dopo cena ci si riuniva attorno al camino per la veglia, in cui i più anziani raccontavano le loro storie, si raccontavano barzellette o si cantava.

Nella stagione estiva le ore solari erano molte e quindi anche l’impegno degli uomini diventava maggiore.

La maggior parte delle coltivazioni erano e sono tutt’ora concentrate nella bella stagione e quindi per sopperire a tutte le operazioni agricole, si lavorava dalle prime luci dell’alba, fino al calare del sole.

A differenza del mondo agricolo, la medio/ricca borghesia e la nobiltà godevano di un sistema alimentare più abbondante e vario. E’ qui, in questo ambiente borghese, che si sviluppa la cosiddetta “cucina borghese”. Il padre di questa cucina è Pellegrino Artusi, noto gastronomo, critico letterario e scrittore romagnolo, autore del famoso libro: “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene”.

Gran parte della popolazione comunque non aveva disponibilità economiche e la povertà e l’incertezza di una vita basata sull’agricoltura, che spesso veniva flagellata da carestie e cataclismi naturali, spingeva le famiglie a sfruttare al massimo ogni minima risorsa alimentare. Si doveva “fare economia” una parola ormai quasi scomparsa poiché oggi c’è abbondanza di tutto nei supermercati, mentre un tempo per sopravvivere era necessario gestire al meglio i prodotti che la natura sapeva offrire. I prodotti della terra e degli allevamenti erano anche preziosa merce di scambio, per ottenere ciò che mancava nella gestione domestica e lavorativa. In passato è comune consumare un piatto a base di pasta di grano integrale o di polenta con sugo di pomodoro e lardo fuso o con i fagioli. Il pane era l’alimento principale, presente su ogni tavola. Veniva preparato e cotto ogni otto giorno e consumato assieme a fagioli in umido, alle cipolle o ai cavoli saltati in padella oppure alle erbe selvatiche e spontanee cotte o crude in insalata.

PRIMI e SECONDI PIATTI TIPICI DELLA ROMAGNA

Un primo piatto tipico della Romagna è la pasta fresca, uno dei prodotti più rappresentativi della gastronomia romagnola. In modo particolare sulla costa adriatica, un tipico primo piatto è il tagliolino allo scoglio (tagliatelline strette, condite con frutti di mare e vongole). Tipici sono anche il risotto di mare e il più popolare brodetto. Quest’ultimo era un alimento tipico dei nostri marinai. Molto apprezzati e facenti parte della nostra tradizione, sono i passatelli cotti nel brodo di paganello.

Sul paganello esiste una curiosa leggenda. Infatti si racconta che S. Antonio da Padova, fu chiamato a Rimini per convertire i cittadini non credenti, ma i risultati non furono quelli sperati. Così disperato, decise di recarsi al porto e rivolgersi ai pesci, che invece accorsero numerosi. Un piccolo pesce di colore della sabbia invece non si presentò come tutti gli altri e da quel momento fu chiamato paganello, in quanto seguace del paganesimo. Questo aneddoto bizzarro, fa parte del folklore romagnolo, fatto di gente sempre pronta ad inventare storie simpatiche, ma che hanno un fondo di verità legato alle tradizioni della povera gente di mare, che per vincere la triste condizione di vita in cui si trovavano, inventava storie e barzellette per farsi forza e rendere l’esistenza più allegra. Un pizzico di anticlericalismo sicuramente è presente anche in questa storia, in una terra in cui la Chiesa nei secoli remoti ha sempre dominato e vessato di tasse le popolazioni oppresse. Il romagnolo è da sempre un burlone, ma che quando vuole sa ribellarsi alle ingiustizie.

Questo per quanto riguarda i primi piatti, nei secondi quelli legati alla tradizione nostrana sono: le grigliate di pesce azzurro, triglie, mazzole e sardoncini; le seppioline ripiene al forno; la seppia e piselli in umido; gli spiedini a base di gamberi, calamari e trancetti di tenera seppia; le cozze, chiamate “pdoc” in Romagna (i pidocchi, probabilmente perché le cozze stanno aggrappate ai filari sottomarini come fossero capelli) preparate in umido alla marinara o gratinate; le vongole “al purazi” (le poveracce) vero e proprio simbolo di Romagna, di cui il sottosuolo del nostro mare Adriatico ne è ricco, poiché qui trovano un habitat naturale e favorevole al loro sviluppo e proliferazione; In ultimo ci sono le gustosissime fritture di pesce, preparate con diverse varietà di pesci e spesso mischiati con verdure come zucchine o carote.

PIADINA

Tutti questi piatti erano accompagnati dalla piada, che il grande poeta Giovanni Pascoli la definì il “cibo nazionale dei romagnoli”. Si racconta che c’era così tanta miseria che per preparare le focacce più spesse ci volesse troppa farina, così qualcuno si invento un alimento più basso e più povero: nacque così la piada.

La piada, più comunemente chiamata piadina è un alimento che racchiude tutto l’affetto che i romagnoli provano per la propria terra, la piada è un contenitore di sapori, che siano essi di mare o di terra o derivati dalla carne. Qualsiasi romagnolo che si trova lontano dalla propria terra prima o poi sentirà la nostalgia dei propri cari e della piadina. Il grande regista riminese Federico Fellini, quando tornava a Rimini da Roma e alloggiava al Grand Hotel, era solito richiederla nonostante avesse altre centinaia di prelibatezze a disposizione.

La piada conserva le caratteristiche del pane azzimo, che ha nutrito per secoli i popoli del Mediterraneo. E’ un pane semplice ottenuto con acqua, farina, strutto (non tutto lo aggiungono), dalla forma tonda e piatta. Si cuoce velocemente su di un testo circolare (che i romagnoli chiamano teglia).

Qualcuno pensa che chi inventò la piadina si ispirò alla luna piena, poiché essa è tonda, giallognola e le parti scure causate dalle bruciature ricordano i crateri lunari. Personalmente penso che i romagnoli abbiano potuto ispirarsi alla luna perché siamo molto creativi e fantasiosi, ma pensando ai racconti dei miei nonni e dei miei bisnonni, credo che l’inventore della piada abbia avuto poco tempo per ispirarsi, ma molta fame e per necessità l’abbia creata per sfamare con poco tutta la famiglia.

ROMAGNA

Tra mare e collina, percorrendo la via Emilia, è un susseguirsi di campi coltivati e frutteti, vigneti, che nella bella stagione si trasformano in un tripudio di colori. Nei campi della pianura romagnola vengono prodotte: fragole, ciliegie, albicocche, pesche, susine, pere, mele e kiwi. Nel sottobosco delle nostre colline si raccolgono i funghi, tartufi, castagne, more, lamponi e mirtilli. Dalla frutta in eccedenza si ricavano i succhi dio frutta e le confetture. La Romagna è un territorio ricco di imprese agricole, che vantano una storia produttiva che risale all’epoca romana della centuriazione. Con il tempo queste aziende si sono arricchite e modernizzate con metodi produttivi e processi di coltivazione, che però rimangono tutt’ora legate alle tradizioni e alla storia dei luoghi. Molte aziende più recentemente si sono dotate di spazi e appositi locali per accogliere quei clienti legati al mondo del turismo enogastronomico.

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