Sant’Amato Ronconi di Saludecio (1226 – 8 maggio 1292), oggi venerato come Santo ma inizialmente conosciuto come Beato, è una figura centrale originaria della terra di Saludecio. Fratel Amato condusse un’esistenza unica, distinguendosi come agricoltore, mistico, asceta, taumaturgo, terziario francescano, ospitale e pellegrino, per poi farsi monaco benedettino nell’ultimo scorcio della sua vita. La sua elevazione a protettore di Saludecio testimonia una devozione profonda e intramontabile da parte dei suoi concittadini.
All’aprirsi del secondo millennio cristiano, i colli compresi tra il fiume Conca e il fiume Marano si coprirono, come del resto tutte le contrade d’Europa, di un bianco manto di chiese romaniche. Le precedenti chiese paleocristiane avevano già segnato, nell’Alto Medioevo, il passaggio dalla romanità al Cristianesimo, sostituendo la religione degli idoli con la fede nel Dio creatore. Tuttavia, fu soprattutto tra il 1000 e il 1200 che l’Europa, ormai interamente cristiana, si rivestì di migliaia di chiese romaniche, manifestando apertamente la fede cristiana.
Queste pievi sorgevano generalmente fuori dai centri abitati, quasi sempre in corrispondenza di un preesistente luogo di culto pagano. Erano umili chiese rurali, caratterizzate da una muratura eterogenea, formata da pietre di diverse forme e dimensioni: ciottoli, mattoni, volte disposte a spina di pesce, e pietre bianche da taglio utilizzate per porte e angoli, sempre perfettamente retti.
All’interno, una barriera in pietra aveva la funzione di separare il coro, riservato ai chierici, dalla navata, destinata ai laici. Questo indicava un allontanamento dall’idea di “popolo di Dio” a favore di una maggiore valorizzazione dell’organizzazione gerarchica.
Il termine “pieve” indicava la chiesa matrice, da cui dipendevano altre chiese, cappelle e talvolta anche monasteri. Qui si trovava il fonte battesimale per tutte le comunità comprese nel loro plebato o territorio. Le Pievi punteggiavano così l’itinerario percorso dalle interminabili carovane dei pellegrini.
Nell’Europa dell’alto Medioevo, l’ideale monastico sembrava l’unica strada alla Santità. Ma dopo il 1100, il Monachesimo Benedettino perde il suo grande splendore. I monasteri erano diventati troppo ricchi e si era spento lo spirito penitenziale. Occorreva una grande riforma, nacquero quindi:
La Chiesa Riminese del XIII secolo fu uno specchio fedele di questo panorama europeo, caratterizzato da gravi conflitti tra eretici e difensori della fede. L’esempio più illustre di questo fervore religioso è la predicazione di Sant’Antonio da Padova in città, a cui si collegano i noti miracoli dell’Eucaristia e della predicazione ai pesci.
È importante notare, inoltre, come a questo stesso secolo appartengano ben cinque tra Beati e Servi di Dio venerati nella Diocesi: Amato Ronconi, Chiara Ronconi, Simone Balacchi, Gregorio Celli e Giovanni Gueruli.
Amato Ronconi nacque nel 1226 in località Monte Orciano, a meno di un miglio a ovest del castello di Saludecio. La sua famiglia era onesta e molto facoltosa; della madre si conosce il nome, Santuccia, mentre quello del padre è ignoto. Amato aveva un fratello maggiore, Geronimo, che esercitava la professione di calzolaio, e una sorella di nome Chiara. La loro serena fanciullezza fu di breve durata, poiché il padre morì quando i figli erano ancora in tenera età. La madre, Santuccia, forte come la donna della Bibbia, si fece carico da sola della famiglia. Tuttavia, anche la sua protezione materna venne meno presto: Santuccia morì quando Chiara e Amato si trovavano nella prima adolescenza e Geronimo nella giovinezza. Nonostante la prematura perdita dei genitori, la mitezza della Regola Benedettina, vissuta nella vicina Abbazia del Conca, e lo spirito francescano, che si irradiava da Monte Formosino, influenzarono profondamente l’adolescenza e la formazione spirituale del Beato Amato e della sorella Chiara. Essi, ben presto, a differenza del fratello, incline alla mondanità, decisero di dedicarsi al Signore. Amato, in particolare, rifiutò con fermezza l’insistente proposta di nozze avanzata dalla cognata affinché sposasse la sorella di lei, un’idea vista di buon occhio anche dal fratello maggiore che desiderava evitare la divisione del patrimonio. La moglie del fratello, tuttavia, aborriva l’idea del matrimonio con la sorella, e per tale motivo cominciò a perseguitare Amato con un odio implacabile. Amato, dopo aver diviso l’eredità paterna con il fratello, andò ad abitare in una casa che oggi è conosciuta come l’Ospedale del Beato Amato.
Con la sua porzione di eredità paterna, Amato diede inizio all’accoglienza dei pellegrini e dei diseredati, mentre proseguiva con rigore la sua vita di preghiera e di penitenza. All’interno della vasta casa, costruì una cappella in onore della Natività di Maria e dedicò l’intero edificio alla Madonna, nominandolo “Ospizio di Santa Maria”, tanta era la sua venerazione per la Vergine. Il Beato si procurava il vitto lavorando a prezzo, e ogni giorno dispensava segretamente ai poverelli l’intera rendita dell’eredità paterna. Il numero dei pellegrini, che pervenivano dalla Flaminia diretti verso mete come Assisi, Roma o Monte Sant’Angelo, cresceva incessantemente, trovando nella sua casa accoglienza, alloggio, vettovaglie e ristoro. La preghiera, recitata nella sua Pieve o nella solitudine dei campi o nel folto bosco, scandiva la sua giornata, passando dalla preghiera pura alla preghiera diffusa. Si racconta che durante il lavoro, Amato restasse così assorto in contemplazione o rapito in estasi, che i suoi buoi arassero da soli il solco diritto. Egli affliggeva il corpo con digiuni e lunghe vigilie, portando un ruvido vestimento e battendosi con un flagello di ferro. Tra le sue astinenze, non mangiò mai carne, ma si nutriva di erbe e radici, e non consumava cibo quasi mai più di una volta al giorno, sempre dopo l’ora nona
I Miracoli di Sant’Amato Ronconi:
Fratel Amato scelse di farsi itinerante come San Francesco d’Assisi, vivendo come un mendicante tra i mendicanti, senza alcuna sicurezza umana e nella totale dipendenza da Dio. Lungo il Cammino di Compostela esisteva una rete di assistenza ben organizzata: una catena di ospizi era predisposta per accogliere i pellegrini, sfamarli, alloggiarli e curarli, mentre le chiesette di campagna, spesso modeste, offrivano conforto spirituale. Per la notte, vi erano ricoveri per coloro che arrivavano alle città o ai castelli dopo la chiusura delle porte. I pellegrini erano spesso peregrini per agros (pellegrini attraverso i campi), poiché le strade erano spesso poco più che sentieri rurali. Nelle notti nebbiose, senza luna o in caso di temporali, custodi sparsi nei luoghi più desolati suonavano a intervalli una campana per orientare i dispersi. Nonostante questi aiuti, le mete e il ritorno non erano garantiti: alcuni morivano lungo il tragitto ed erano venerati nei luoghi della loro scomparsa, e talvolta attorno alla loro tomba sorgeva un ricovero.
Si ritiene che Amato abbia intrapreso il suo primo pellegrinaggio a Santiago all’età di trent’anni. È ragionevole supporre che organizzasse il viaggio in base ai cicli agricoli, partendo al termine dei lavori di aratura, prima della semina del grano, affinché la sua terra potesse riposare per un intero anno agrario. Affidava il raccolto delle olive nel tardo autunno a lavoranti giornalieri, mentre lasciava alla sorella Chiara, con l’aiuto di qualche garzone, la cura della stalla.
Compostela, dove si trova la tomba di San Giacomo il Maggiore, era all’epoca meta di pellegrinaggi più numerosi persino di quelli diretti a Roma. Giacomo il Maggiore, discepolo di Cristo, aveva tentato (senza successo) di evangelizzare la Spagna Romana e subì poi il martirio in Terrasanta nell’anno 44 per ordine di Erode Agrippa I. Il suo corpo fu ritrovato in Galizia tra l’812 e l’814, poco dopo l’incoronazione di Carlo Magno, portando all’edificazione di una basilica nel X secolo nei pressi della costa atlantica.
L’itinerario intrapreso da Amato aveva inizio dal suo ospedale in direzione del monastero di San Gregorio in Conca, vicino a Morciano. Qui, dopo aver partecipato al sacrificio eucaristico, recitava la preghiera del pellegrino e riceveva la benedizione dell’abate. Dopo aver salutato i monaci con la domanda e la promessa di preghiere, iniziava il lunghissimo viaggio che sarebbe durato circa un anno. Il pellegrino aveva il dovere di venerare le reliquie dei santi che trovava lungo il cammino. Di conseguenza, la prima meta di Amato era Rimini, presso la tomba del vescovo San Gaudenzo e l’urna del martire San Giuliano, nella chiesa del monastero benedettino dove era monaco il suo consanguineo Don Salvo. Proseguendo lungo la Via Emilia, Amato visitava le reliquie di San Mercuriale a Forlì e quelle di San Petronio e dei Santi Vitale e Agricola, promartiri della Chiesa Bolognese, a Bologna. Queste tappe, che si protraevano per più giorni, ristoravano il corpo e rinvigorivano lo spirito. Cercava di raggiungere il Passo del Moncenisio prima dell’arrivo del duro inverno. In Francia, attraversava Saint-Gilles, Montpellier e Tolosa, ed entrato in Spagna da Canfranc si immetteva nella famosa strada detta “El Camino”.
Giunto alla Cattedrale di Compostela, adempiva ai riti della tradizione: si inginocchiava e baciava la colonna centrale che sostiene la statua di San Giacomo, metteva la mano nell’impronta lasciata dai devoti, attraversava la navata del magnifico Portico della Gloria e infine l’abside per giungere a venerare le reliquie dell’Apostolo sotto l’altare centrale della Basilica. Il viaggio si riteneva compiuto solo dopo aver raggiunto Finisterrae, sull’oceano, un punto ritenuto il termine della terra, per raccogliere la conchiglia, simbolo e prova del pellegrinaggio intrapreso. Riguardo ai pellegrinaggi del Beato a Santiago, si tramanda che il pellegrino Amato resuscitasse i morti. Non si hanno prove ufficiali che attestino questo miracolo, ma la sua fama in quei luoghi si tramanda ancora oggi.
Il pellegrino Amato compì quattro volte il viaggio a Santiago di Compostela. Durante il cammino per la quinta volta, si sentì male e fu costretto a interrompere il pellegrinaggio.
Morì l’8 maggio del 1292 a Rimini.
Verrà canonizzato e quindi proclamato Santo da Papa Francesco nel 2014.
INFO:
Il Museo e la Chiesa del Santo Amato Ronconi si trovano a 25 km da Cattolica