Marco è andato a scoprire la storia del Santo di Saludecio
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Marco è andato a scoprire la storia del Santo di Saludecio

26 Novembre 2025

Santo Amato Ronconi

(1226 – 8 maggio 1292)

 

 

Sant’Amato Ronconi di Saludecio (1226 – 8 maggio 1292), oggi venerato come Santo ma inizialmente conosciuto come Beato, è una figura centrale originaria della terra di Saludecio. Fratel Amato condusse un’esistenza unica, distinguendosi come agricoltore, mistico, asceta, taumaturgo, terziario francescano, ospitale e pellegrino, per poi farsi monaco benedettino nell’ultimo scorcio della sua vita. La sua elevazione a protettore di Saludecio testimonia una devozione profonda e intramontabile da parte dei suoi concittadini.

La Religiosità nel XIII Secolo – Le Pievi

All’aprirsi del secondo millennio cristiano, i colli compresi tra il fiume Conca e il fiume Marano si coprirono, come del resto tutte le contrade d’Europa, di un bianco manto di chiese romaniche. Le precedenti chiese paleocristiane avevano già segnato, nell’Alto Medioevo, il passaggio dalla romanità al Cristianesimo, sostituendo la religione degli idoli con la fede nel Dio creatore. Tuttavia, fu soprattutto tra il 1000 e il 1200 che l’Europa, ormai interamente cristiana, si rivestì di migliaia di chiese romaniche, manifestando apertamente la fede cristiana.

Queste pievi sorgevano generalmente fuori dai centri abitati, quasi sempre in corrispondenza di un preesistente luogo di culto pagano. Erano umili chiese rurali, caratterizzate da una muratura eterogenea, formata da pietre di diverse forme e dimensioni: ciottoli, mattoni, volte disposte a spina di pesce, e pietre bianche da taglio utilizzate per porte e angoli, sempre perfettamente retti.

All’interno, una barriera in pietra aveva la funzione di separare il coro, riservato ai chierici, dalla navata, destinata ai laici. Questo indicava un allontanamento dall’idea di “popolo di Dio” a favore di una maggiore valorizzazione dell’organizzazione gerarchica.

Il termine “pieve” indicava la chiesa matrice, da cui dipendevano altre chiese, cappelle e talvolta anche monasteri. Qui si trovava il fonte battesimale per tutte le comunità comprese nel loro plebato o territorio. Le Pievi punteggiavano così l’itinerario percorso dalle interminabili carovane dei pellegrini.

 

Il Rinnovamento Religioso dell’Europa e i Nuovi Ordini Religiosi

Nell’Europa dell’alto Medioevo, l’ideale monastico sembrava l’unica strada alla Santità. Ma dopo il 1100, il Monachesimo Benedettino perde il suo grande splendore. I monasteri erano diventati troppo ricchi e si era spento lo spirito penitenziale. Occorreva una grande riforma, nacquero quindi:

  • I Certosini, per impulso di San Bruno di Colonia (1030 – 1101), eremiti con regola anacoretica e cenobitica, con silenzio perpetuo, vitto vegetariano, lavoro di giardinaggio, copia di libri, preghiera…
  • I Cistercensi, nascono nel 1098 in Francia (Citeaux). Si diffondono in tutta Europa per la intensa attività di San Bernardo di Chiaravalle – 1090 – 1153. L’ordine, già solo un secolo dopo, conta quattrocento Monasteri in Occidente: ascesi e vita contemporanea lo caratterizzano.
  • I Canonici Regolari di Sant’Agostino: sono i canonici delle cattedrali e dei conventi che si ispirano alla rigida regola di Sant’Agostino. Hanno uno stile di vita austero: digiuni, silenzio, lavoro manuale, povertà, contemplazione, assistenza ai pellegrini.
  • I Frati minori e i Terziari Francescani: l’ordine promuove un rinnovamento evangelico profondo che coinvolge religiosi, laici e la vita stessa della chiesa. Povertà assoluta, mendicità, mobilità, lavoro e preghiera sono ciò che contraddistingue la regola voluta da Francesco di Assisi.
  • I Catari seguono forme di spiritualità radicali che si contrappongono alla gerarchia e si staccano dalla chiesa.
  • I Domenicani. San Domenico fonda un ordine religioso che privilegia la predicazione, per far fronte al pullulare delle sette eretiche.

La Chiesa locale riminese

La Chiesa Riminese del XIII secolo fu uno specchio fedele di questo panorama europeo, caratterizzato da gravi conflitti tra eretici e difensori della fede. L’esempio più illustre di questo fervore religioso è la predicazione di Sant’Antonio da Padova in città, a cui si collegano i noti miracoli dell’Eucaristia e della predicazione ai pesci.

È importante notare, inoltre, come a questo stesso secolo appartengano ben cinque tra Beati e Servi di Dio venerati nella Diocesi: Amato Ronconi, Chiara Ronconi, Simone Balacchi, Gregorio Celli e Giovanni Gueruli.

 

Amato Ronconi: la vita e i miracoli

Amato Ronconi nacque nel 1226 in località Monte Orciano, a meno di un miglio a ovest del castello di Saludecio. La sua famiglia era onesta e molto facoltosa; della madre si conosce il nome, Santuccia, mentre quello del padre è ignoto. Amato aveva un fratello maggiore, Geronimo, che esercitava la professione di calzolaio, e una sorella di nome Chiara. La loro serena fanciullezza fu di breve durata, poiché il padre morì quando i figli erano ancora in tenera età. La madre, Santuccia, forte come la donna della Bibbia, si fece carico da sola della famiglia. Tuttavia, anche la sua protezione materna venne meno presto: Santuccia morì quando Chiara e Amato si trovavano nella prima adolescenza e Geronimo nella giovinezza. Nonostante la prematura perdita dei genitori, la mitezza della Regola Benedettina, vissuta nella vicina Abbazia del Conca, e lo spirito francescano, che si irradiava da Monte Formosino, influenzarono profondamente l’adolescenza e la formazione spirituale del Beato Amato e della sorella Chiara. Essi, ben presto, a differenza del fratello, incline alla mondanità, decisero di dedicarsi al Signore. Amato, in particolare, rifiutò con fermezza l’insistente proposta di nozze avanzata dalla cognata affinché sposasse la sorella di lei, un’idea vista di buon occhio anche dal fratello maggiore che desiderava evitare la divisione del patrimonio. La moglie del fratello, tuttavia, aborriva l’idea del matrimonio con la sorella, e per tale motivo cominciò a perseguitare Amato con un odio implacabile. Amato, dopo aver diviso l’eredità paterna con il fratello, andò ad abitare in una casa che oggi è conosciuta come l’Ospedale del Beato Amato.

Con la sua porzione di eredità paterna, Amato diede inizio all’accoglienza dei pellegrini e dei diseredati, mentre proseguiva con rigore la sua vita di preghiera e di penitenza. All’interno della vasta casa, costruì una cappella in onore della Natività di Maria e dedicò l’intero edificio alla Madonna, nominandolo “Ospizio di Santa Maria”, tanta era la sua venerazione per la Vergine. Il Beato si procurava il vitto lavorando a prezzo, e ogni giorno dispensava segretamente ai poverelli l’intera rendita dell’eredità paterna. Il numero dei pellegrini, che pervenivano dalla Flaminia diretti verso mete come Assisi, Roma o Monte Sant’Angelo, cresceva incessantemente, trovando nella sua casa accoglienza, alloggio, vettovaglie e ristoro. La preghiera, recitata nella sua Pieve o nella solitudine dei campi o nel folto bosco, scandiva la sua giornata, passando dalla preghiera pura alla preghiera diffusa. Si racconta che durante il lavoro, Amato restasse così assorto in contemplazione o rapito in estasi, che i suoi buoi arassero da soli il solco diritto. Egli affliggeva il corpo con digiuni e lunghe vigilie, portando un ruvido vestimento e battendosi con un flagello di ferro. Tra le sue astinenze, non mangiò mai carne, ma si nutriva di erbe e radici, e non consumava cibo quasi mai più di una volta al giorno, sempre dopo l’ora nona

 I Miracoli di Sant’Amato Ronconi:

  • Il Miracolo delle Rape: un giorno, essendosi recato nell’orto per seminare le rape, il Beato Amato fu richiamato a casa perché era giunta, come di consueto, una gran moltitudine di poveri da ospitare. La sorella, domandandogli che cosa potesse dare loro da mangiare, ricevette questa risposta: “Va’ a cogliere delle erbe nell’orto”. Ella rispose che non vi era nulla, eccetto le rape che lui aveva appena seminato. Il Beato Amato replicò con grande fede: “Il Signor Iddio, che è onnipotente e ha pasciuto il suo popolo israelitico con la manna per quarant’anni nel deserto, e ha prodotto acque abbondantissime da una durissima pietra per dissetare quel popolo, potrà anche fare che le rape, da me ora seminate, siano buone per dar da mangiare ai suoi servi. Va’ dunque”, disse, “e porta tutto quello che, per volontà del Signore, troverai nell’orto”. La sorella andò con prestezza e trovò le rape di singolare grandezza. Ne portò quante le parvero bastanti, e con esse preparò il cibo per quei poveri. Essi, stupefatti da tale miracolo, lo divulgarono ovunque andassero.
  • Il Miracolo dell’Estasi: durante la pausa pomeridiana degli operai, Amato si addentrò nel folto del bosco per dedicarsi alla preghiera. Trattenendosi lì più a lungo del solito, il padrone del campo inviò suo figlio a vedere cosa stesse facendo quel devoto di Dio. Il giovinetto, avvicinandosi al luogo della preghiera, vide Amato circondato da un grandissimo e mirabile splendore e, mentre recitava la sua orazione, sollevato da terra in aria.
  • Il Miracolo sul Fiume Conca: un giorno, tornando da Rimini e trovandosi nel mezzo del fiume Conca per attraversarlo, fu sorpreso da una grandissima piena. Non potendo uscire da nessuna parte a causa dell’ampiezza del letto del fiume, e vedendosi in grave pericolo, ricorse subito all’aiuto divino. Fatto il santo e salutifero segno della croce, distese il suo mantello sopra l’acqua e, inginocchiatosi su di esso, passò all’altra riva sano e salvo, senza che il mantello si bagnasse minimamente. Una gran moltitudine di vicini, accorsi per osservare la piena, stavano guardando l’uomo venerabile in mezzo alle acque con grande timore per la sua vita. Ma vedendolo poi, con l’aiuto del Signore, giunto sulla riva senza aver bagnato il mantello, rimasero stupefatti dal grande miracolo, lo ebbero in grandissima venerazione e lo pubblicarono in tutti i luoghi circostanti.
  • Il Miracolo del Raggio di Sole: non mancarono accusatori che andarono a sporgere querela di falso incesto al podestà della terra. Essendogli stata fatta questa iniqua denuncia, il podestà mandò subito il piazzaro a citare il Beato Amato. Era quasi l’ora di terza e un raggio di sole, simile a una trave, entrava nella casa oscura attraverso la finestra. Amato si tolse il mantello e lo gettò per appoggiarlo sul raggio di sole (come faceva di solito su un pezzo di legno conficcato sotto la finestra). Il mantello rimase sospeso sopra il raggio, come se fosse stato un supporto solido. Stupefatto da questo miracolo, il piazzaro tornò immediatamente dal podestà a passo frettoloso e gli raccontò l’accaduto. Il Beato, senza indugio, riprese il mantello e si recò dal podestà. Il podestà, già informato del miracolo, gli parlò molto benignamente e, fingendo di voler rinviare ad altro tempo quanto doveva dirgli, lo licenziò.
  • Il Miracolo della Tempesta Fugata: :si racconta che quando il Beato si recava da Saludecio, sua patria, per obbedire agli ordini dei superiori presso i quali era stato calunniato, giunto in quelle vicinanze, il cielo si coprì di nubi così minacciose da far temere che il Signore volesse scagliare un terribile flagello. Il Santo, tuttavia, si ritirò in una casa rustica, o meglio sotto una capanna, precisamente alle Monacchie (dove oggi sorge la possessione Panzini), e postosi lì in ginocchio, si mise a pregare Dio affinché rimuovesse quel castigo. Le nubi, così terribili, si divisero in modo tale che la tempesta andò a scaricarsi in mare, e in quelle vicinanze si risolse in semplice pioggia.

 

 

Il pellegrinaggio a Compostela

Fratel Amato scelse di farsi itinerante come San Francesco d’Assisi, vivendo come un mendicante tra i mendicanti, senza alcuna sicurezza umana e nella totale dipendenza da Dio. Lungo il Cammino di Compostela esisteva una rete di assistenza ben organizzata: una catena di ospizi era predisposta per accogliere i pellegrini, sfamarli, alloggiarli e curarli, mentre le chiesette di campagna, spesso modeste, offrivano conforto spirituale. Per la notte, vi erano ricoveri per coloro che arrivavano alle città o ai castelli dopo la chiusura delle porte. I pellegrini erano spesso peregrini per agros (pellegrini attraverso i campi), poiché le strade erano spesso poco più che sentieri rurali. Nelle notti nebbiose, senza luna o in caso di temporali, custodi sparsi nei luoghi più desolati suonavano a intervalli una campana per orientare i dispersi. Nonostante questi aiuti, le mete e il ritorno non erano garantiti: alcuni morivano lungo il tragitto ed erano venerati nei luoghi della loro scomparsa, e talvolta attorno alla loro tomba sorgeva un ricovero.

Si ritiene che Amato abbia intrapreso il suo primo pellegrinaggio a Santiago all’età di trent’anni. È ragionevole supporre che organizzasse il viaggio in base ai cicli agricoli, partendo al termine dei lavori di aratura, prima della semina del grano, affinché la sua terra potesse riposare per un intero anno agrario. Affidava il raccolto delle olive nel tardo autunno a lavoranti giornalieri, mentre lasciava alla sorella Chiara, con l’aiuto di qualche garzone, la cura della stalla.

Compostela, dove si trova la tomba di San Giacomo il Maggiore, era all’epoca meta di pellegrinaggi più numerosi persino di quelli diretti a Roma. Giacomo il Maggiore, discepolo di Cristo, aveva tentato (senza successo) di evangelizzare la Spagna Romana e subì poi il martirio in Terrasanta nell’anno 44 per ordine di Erode Agrippa I. Il suo corpo fu ritrovato in Galizia tra l’812 e l’814, poco dopo l’incoronazione di Carlo Magno, portando all’edificazione di una basilica nel X secolo nei pressi della costa atlantica.

L’itinerario intrapreso da Amato aveva inizio dal suo ospedale in direzione del monastero di San Gregorio in Conca, vicino a Morciano. Qui, dopo aver partecipato al sacrificio eucaristico, recitava la preghiera del pellegrino e riceveva la benedizione dell’abate. Dopo aver salutato i monaci con la domanda e la promessa di preghiere, iniziava il lunghissimo viaggio che sarebbe durato circa un anno. Il pellegrino aveva il dovere di venerare le reliquie dei santi che trovava lungo il cammino. Di conseguenza, la prima meta di Amato era Rimini, presso la tomba del vescovo San Gaudenzo e l’urna del martire San Giuliano, nella chiesa del monastero benedettino dove era monaco il suo consanguineo Don Salvo. Proseguendo lungo la Via Emilia, Amato visitava le reliquie di San Mercuriale a Forlì e quelle di San Petronio e dei Santi Vitale e Agricola, promartiri della Chiesa Bolognese, a Bologna. Queste tappe, che si protraevano per più giorni, ristoravano il corpo e rinvigorivano lo spirito. Cercava di raggiungere il Passo del Moncenisio prima dell’arrivo del duro inverno. In Francia, attraversava Saint-Gilles, Montpellier e Tolosa, ed entrato in Spagna da Canfranc si immetteva nella famosa strada detta “El Camino”.

Giunto alla Cattedrale di Compostela, adempiva ai riti della tradizione: si inginocchiava e baciava la colonna centrale che sostiene la statua di San Giacomo, metteva la mano nell’impronta lasciata dai devoti, attraversava la navata del magnifico Portico della Gloria e infine l’abside per giungere a venerare le reliquie dell’Apostolo sotto l’altare centrale della Basilica. Il viaggio si riteneva compiuto solo dopo aver raggiunto Finisterrae, sull’oceano, un punto ritenuto il termine della terra, per raccogliere la conchiglia, simbolo e prova del pellegrinaggio intrapreso. Riguardo ai pellegrinaggi del Beato a Santiago, si tramanda che il pellegrino Amato resuscitasse i morti. Non si hanno prove ufficiali che attestino questo miracolo, ma la sua fama in quei luoghi si tramanda ancora oggi.

Il pellegrino Amato compì quattro volte il viaggio a Santiago di Compostela. Durante il cammino per la quinta volta, si sentì male e fu costretto a interrompere il pellegrinaggio.

Morì l’8 maggio del 1292 a Rimini.

Verrà canonizzato e quindi proclamato Santo da Papa Francesco nel 2014.

INFO:

Il Museo e la Chiesa del Santo Amato Ronconi si trovano a 25 km da Cattolica

 

 

 

 

 

 

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