Storia della musica da ballo romagnola
Storia della musica da ballo romagnola

Storia della musica da ballo romagnola

25 Febbraio 2025

I balli negli stabilimenti balneari della Romagna (1870 – 1920)

 

Le vacanze estive e i soggiorni termali dalla metà dell’Ottocento in poi, determinarono nuove abitudini sociali alimentando anche la tendenza ad accogliere mode e costumi nuovi e rinnovati a ritmi sempre più veloci. A fare da palcoscenico per conoscere ed eseguire i nuovi balli provenienti da Vienna, Parigi e America, furono le stagioni dei bagni sulla riviera romagnola.  Le feste da ballo estive erano l’attività di svago tra le più apprezzate dai villeggianti più benestanti e furono la fucina dove le nuove mode di ballo potevano prendere forma e diventare fortunate oppure estinguersi.

Tra il 1870 e il 1920, ci fu un passaggio fondamentale, fatto di luoghi e motivazioni che trasferirono in modo naturale alcuni tipi di danza dall’ambiente borghese e aristocratico, a quello popolare. In modo particolare i balli che divennero comuni a tutti furono il valzer, la polca e la mazurca, che diventeranno le colonne portanti della musica da ballo romagnola. La fortuna di questi balli di coppia, sul finire dell’800, fu data dal fatto che davano la possibilità di abbracciare il partner per poi abbandonarsi nel vortice inebriante della danza.

Un cronista riminese, di fronte al diffondersi del ballo negli stabilimenti balneari, alla domanda del perché queste danze avessero un successo così rivoluzionario disse: “ a spingere al ballo non era soltanto la musica, ma soprattutto il desiderio di stringere ed essere stretti al corpo di un’altra persona”.

Moralisti e Chiesa però tentarono di frenare queste nuove forme di svago, condannando il valzer, definendolo immorale e che fosse una pena degna dell’inferno. Questo nuovo simbolo di libertà nei costumi locali, però non si fermò davanti alle prediche quaresimali e ragazzi e ragazze non cessarono di ballare e divertirsi spensierati. Solo alcuni aristocratici si allinearono al pensiero dei ben pensanti, disdegnando le sale da ballo.

Nemmeno l’aristocrazia fermò quest’onda incontenibile del ballo, le feste che inizialmente rispondevano primariamente alle esigenze della classe borghese, raggiunsero un pubblico sempre più ampio, fino al mare.

Nessuno voleva sottrarsi dal fascino irresistibile delle sale da ballo della riviera romagnola, che vennero prese d’assalto anche da persone provenienti dal Nord Italia e non solo. Questo fenomeno non fu però solo romagnolo, in tutta Italia si respirava un’aria ispirata da tendenze e mode europee, che veniva espressa anche attraverso la musica,  eseguita e riprodotta dalle bande municipali e dalle orchestre locali.

Rimini è la città romagnola più ricordata dalla cronaca degli intrattenimenti e diventerà una vera e propria fabbrica del divertimento. A seguire ci saranno anche Cesenatico, Bellaria, Riccione, Cattolica e Gabicce Mare.

Vengono inaugurati nuovi spazi o piste da ballo, piattaforme sull’acqua, si balla negli stabilimenti balneari, nei grandi alberghi e in alcune ville private. L’atmosfera mondana e ballerina, fa sì che aumentino le occasioni in cui le signore possano sfoggiare nuovi ed eleganti abiti. Aumentano anno dopo anno anche i programmi di intrattenimento dedicati alla musica e al ballo soprattutto nei giorni feriali e festivi. Alle feste da ballo inizialmente frequentate dalla crème sociale, si segnalava la presenza di folte schiere di ragazze provenienti dall’istituto femminile delle Signore Sorelle Ferri di Bologna e di molti ragazzi provenienti dai collegi militari (il 20 agosto 1880, si aspettano a Rimini circa 300 giovani del collegio militare di Firenze).

Il ballo era l’occasione per flirt romantici da parte di questi giovani e in queste veglie estive andava definendosi la figura di un nuovo personaggio balneare: il ballerino seduttore. Ricercatissimo nel modo di vestire, giovane e con sorriso ammaliante, abile ballerino, diverrà un simbolo di Romagna, che nel corso degli anni evolverà e prenderà la strada del vitellone felliniano.

Dei vari balli, il valzer divenne il re, un simbolo dell’epoca, il più amato e praticato. Ogni veglia danzante iniziava con il valzer e terminava con un galop o con una quadriglia. La festa non iniziava prima delle ore 22 e terminava verso l’alba. Un altro ballo famoso sul finire del secolo fu il dancing, un ballo definito campestre poiché nacque sopra un’aia di recente trebbiatura, al chiar di luna. Il flirt era l’essenza di questo ballo.

Sul finire del secolo diciannovesimo secolo, il ballo toccò il punto più alto della sua storia, per poi gradualmente perdere quel sapore di novità che lo aveva reso frizzante e famoso. La polca e la mazurca iniziarono a stancare, sopravvisse invece il culto del valzer viennese e pur con qualche accorgimento più moderno. Lentamente avvenne una rivoluzione nella società delle danze, si abbandonarono i balli “campestri” e il pubblico fu sempre più esigente. Furono organizzate feste da ballo per le allegre comitive domenicali, provenienti dalla campagna che numerose affollavano la spiaggia. Carlo Brighi noto compositore romagnolo, nonostante tutto, a Bellaria organizzò un tendone (Capannone Brighi o Festival Brighi) illuminato con lampade ad acetilene, dentro il quale con sua orchestra eseguiva i balli: valzer, mazurca, polca, qualche manfrina e raramente anche qualche quadriglia.

Furono i primissimi anni del ventesimo secolo a sancire il passaggio della musica da ballo dagli ambienti aristocratici a quelli popolari, che la renderanno un caposaldo di quello che verrà definito il folk romagnolo.

Sempre nel XX secolo, la stagione estiva iniziò ad essere considerata un’attività economica redditizia, basata sul binomio della salute del mare e del divertimento del ballo. Le danze furono inaugurate nel salone dello Stabilimento bagni di Cattolica, con fuochi d’artificio.

Nell’estate del 1909 i balli erano già completamente mutati e da quel momento la nuova moda proveniva dal Nord e Sud America con balli come: il valzer Boston, il two step, l’one step, il cakewalk… Ad eseguirli per primi furono i maestri da ballo che si esibivano di sera e di giorno tenevano corsi da ballo.

Un nuovo ballo con andamento veloce si affacciò sull’Adriatico il suo nome era: two step e poi one step. La voglia di ballare e divertirsi riprese il suo corso con rinnovato entusiasmo e le sale si animarono attorno ad alcuni capaci direttori d’orchestra, che da pionieri dell’arte dell’intrattenimento balneare contribuirono a sviluppare questo nuovo settore economico. Alcuni di questi erano il maestro Ughi che a Viserba dirigeva l’orchestra al Circolo dei Bagnanti, il maestro Arturo Grossi era l’anima dell’Hotel des Bains di Riccione, il maestro Luigi Mignatti che dal piano intratteneva gli ospiti dell’Hotel Hungaria di Rimini e tanti altri.

Nell’estate del 1914 a Rimini, il tenente e maestro dell’Accademia di ballo di Torino, Adolfo Strocca, presentò le ultime mode provenienti dall’America: il triple Boston, la maxixe brasiliana e il tango argentino. Quest’ultimo fortunato ballo, deve il suo successo alle forme e ai movimenti misurati. Con suoi passi scivolati prese il posto dell’antico girare o del ballo sulle punte. Ripulito dagli iniziali movimenti troppo aperti, il tango rappresentò la sensualità e la riscoperta del corpo.

I balli e la voglia di svago e divertimento proseguirono fino a prima del settembre 1914 per poi interrompersi e riprendere al termine del primo conflitto mondiale. Nonostante tutto dai primi balli in poi, la Riviera Romagnola non abbandonerà mai quella fama di terra dei divertimenti e dei balli, infatti questa evolverà sempre negli anni fino ad approdare a divertimenti e luoghi sempre più adatti e specializzati. Le discoteche moderne rimangono tutt’ora un fiore all’occhiello per tanti giovani che vengono in Romagna non solo per il mare, ma anche per i divertimenti notturni.

Marco nella foto si trova di fronte all’ingresso di una delle più iconiche discoteche, che si trova a Gabicce Mara a pochi chilometri da Cattolica: la Baia imperiale.

 

 

 

 

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